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Questo articolo è stato pubblicato il 10 ottobre 2014 alle ore 06:37.

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ROMA
Il ministero dell'Interno è pronto a ridursi di 300 milioni di euro il bilancio 2015. Quello della Difesa, più del doppio: 760 milioni. Il dicastero di Grazia e giustizia, invece, propone un taglio di 200 milioni.
I confronti con l'Economia per la legge di stabilità sono dunque aperti: già nei giorni scorsi, per esempio, a via XX settembre erano giunti alcuni alti burocrati del Viminale per discutere delle riduzioni di spesa. La Difesa, guidata da Roberta Pinotti, propone dunque le cifre più corpose. Dei quasi 800 milioni ipotizzati, oltre un quarto (200 milioni) deriva dalla vendita di 1.200 alloggi: un progetto che va avanti da tempo, rallentato peraltro da un ampio contenzioso in particolare con i cosiddetti sine titulo, coloro cioè che occupano alloggi militari senza averne più diritto. Altre somme della Difesa potrebbero essere sottratte dai capitoli destinati al riordino delle carriere e dal rinvio dei reclutamenti - soluzione tuttavia delicata per gli effetti sul personale - e circa 130 milioni potranno venir meno sulla voce "forniture militari".
Al dicastero di Angelino Alfano, invece, la somma più ingente non può che riguardare il dipartimento di Pubblica sicurezza: gli uffici guidati dal prefetto Alessandro Pansa potrebbero rinunciare a circa 230 milioni, cifra nient'affatto trascurabile, anzi rilevante, visto che a bilancio le spese correnti - escluso il personale - del dipartimento Ps ammontano a circa un miliardo.
Per i Vigili del fuoco potrebbe giungere un taglio di 55 milioni con la riduzione delle somme previste per la gestione della flotta antincendi boschivi. E per il dipartimento Affari interni e territoriali del ministero dell'Interno si prefigura, tra l'altro, il venir meno di oltre tre milioni e mezzo in corrispondenza del capitolo di bilancio destinato all'attuazione del documento digitale unificato: un progetto che dovrebbe superare l'attuale carta di identità elettronica ma ancora in attesa di un vero decollo, tra molte perplessità e obiezioni.
Per quanto riguarda il ministero guidato da Andrea Orlando, tra i 200 milioni prefigurati di tagli alla Giustizia spiccano i "contributi ai comuni", circa 50 milioni; le spese per intercettazioni, ridotte di 20 milioni; le indennità per la magistratura onoraria, altri 20 milioni. In questo quadro, però, non va dimenticato che Interno, Giustizia e Difesa sono anche i ministeri protagonisti - insieme a Economia per la Gdf e Agricoltura per la Forestale - della partita sullo sblocco dei tetti di stipendio dal 2015 del comparto del personale difesa, sicurezza e soccorso pubblico.
Proprio alcuni giorni fa il premier Matteo Renzi ha annunciato a sindacati e Cocer che lo sblocco ci sarà e dovrebbe essere previsto dalla legge di stabilità. Gli oneri per l'erario ammontano a circa 900 milioni; c'è anche chi avanza l'ipotesi, tutta da confermare, di un anticipo dello sblocco con lo stipendio del prossimo dicembre e la tredicesima. Certo sarà inevitabile, nel confronto tecnico politico tra Economia e gli altri ministeri, mettere insieme tagli e recupero delle retribuzioni. Nessuno, infatti, ormai dubita più - fino a prova contraria - dello sblocco dal 1° gennaio 2015. Ma in molti temono che per finanziarlo i tagli possano essere pesanti. Più delle cifre ipotizzate finora.
marco.ludovico@ilsole24ore.com
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200 milioni
Alloggi della Difesa
Dal giro di vite arriverà un quarto dei tagli dell'intero ministero

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