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Questo articolo è stato pubblicato il 10 ottobre 2014 alle ore 15:17.
L'ultima modifica è del 10 ottobre 2014 alle ore 15:19.

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I 5.693 piccoli comuni italiani «non sono un'eredità del passato, ma una straordinaria occasione per difendere la nostra identità, le nostre qualità e proiettarle nel futuro». Perché «un'idea ambiziosa di Italia parte anche da una valorizzazione dei territori, delle comunità e dei loro talenti», a cominciare dalle «best practice sulla green economy» . Così Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, in occasione del convegno “Territori e comunità contro la crisi. Il Pd e la legge sui piccoli comuni”, promosso dal gruppo del Pd oggi alla Camera dei Deputati.

«È questo il presupposto - ha spiegato Realacci - da cui parte il disegno di legge per la valorizzazione dei piccoli comuni di cui sono primo firmatario, che è in discussione alle Commissioni riunite Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici e Bilancio della Camera insieme all'analoga proposta della collega Terzoni». Si tratta, prosegue Realacci, «di una proposta molto attesa, sottoscritto da oltre 70 parlamentari». Un disegno di legge che è anche «un'opportunità per tutto il Paese non solo per difendere le identità custodite dai nostri centri minori, ma anche per proporre una più razione ed efficiente dotazione e gestione dei servizi, e un'idea di sviluppo che coniuga la cultura e i saperi tradizionali con l'innovazione, la diffusione delle tecnologie della comunicazione e la green economy».

«L'Italia deve scommettere sui piccoli comuni e sulla forza dei territori se vuole essere più coesa e più competitiva» esorta Realacci. «Già oggi i piccoli comuni - prosegue il presidente della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici di Montecitorio- sono il luogo in cui si incontrano tradizione, qualità e innovazione, in cui si sperimentano le buone pratiche più innovative in fatto di energia, green economy e riciclo dei rifiuti. Non a caso ha a che vedere con questa parte del Paese il 93% delle nostre Dop e Igp e il 79% di nostri vini più pregiati».

Inoltre, ricorda Realacci, il 100% dei Piccoli Comuni secondo le indagini di Legambiente ha almeno una fonte di energia rinnovabile installata sul proprio territorio, 1.920 producono più energia elettrica pulita di quella necessaria ai consumi delle famiglie che li abitano e 46 sempre con le fonti pulite producono più energia termica di quella necessaria ai bisogni dei residenti. E sono ancora i piccoli comuni i campioni della differenziata, con picchi di oltre l'80%. «Fra le molte misure previste -riferisce ancora Realacci- ci sono anche la promozione della cablatura e della banda larga, l'incentivazione della residenza e delle attività artigianali, garantire la presenza e la qualità di servizi indispensabili come sanità, trasporti, istruzione, servizi postali, risparmio, il recupero dei centri storici e la tutela del patrimonio ambientale». Nelle prossime settimane, conclude, «il testo approderà in Aula alla Camera e c'è da sperare che questa sia la volta buona per arrivare finalmente e in tempi rapidi alla sua approvazione. Come emerso dal confronto di questa mattina, infatti, c'è bisogno di una politica che vada in questa direzione».

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