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Questo articolo è stato pubblicato il 23 ottobre 2014 alle ore 14:38.
L'ultima modifica è del 23 ottobre 2014 alle ore 14:44.
L’intero patrimonio di Aurelia Sordi, sorella del grande attore romano e sua unica erede, morta lo scorso 12 ottobre, va alla Fondazione “Museo Alberto Sordi”. Così indica il suo testamento, redatto il 21 aprile 2011 e aperto oggi alla presenza del notaio Alfredo Maria Becchetti. «L’attesa per la pubblicazione del testamento - spiega Becchetti - è dipesa dalla necessità di ottenere l’estratto del certificato di morte della signorina Aurelia, consegnato dall’Ufficio Anagrafe del Comune di Roma al notaio solo questa mattina».
Il museo sorgerà nella villa di via Druso
La Fondazione, che era presieduta da Aurelia, è nata nel marzo 2011 per l’istituzione e la gestione del museo dedicato all’indimenticabile protagonista del cinema italiano, che sorgerà nella storica villa dell’attore a via Druso, nel cuore della Capitale. L’ente erediterà, oltre ai beni mobili, denaro e titoli che varrebbero quasi 100 milioni di euro, le quote di capitale della società Campus Biomedico, che si trova su un terreno di otto ettari donato a suo tempo da Sordi all’Opus Dei. Ma soprattutto erediterà l’immensa storia artistica di Alberto Sordi.
A bocca asciutta parenti e dipendenti
A bocca asciutta sono dunque rimasti sia i 37 parenti di Alberto e Aurelia Sordi che sarebbero già decisi a impugnare il testamento sia le dieci persone rinviate a giudizio con l’accusa di circonvenzione di incapace e truffa per il presunto raggiro orchestrato ai danni della “signorina”, come è sempre stata chiamata la sorella dell’attore. Secondo la procura di Roma Arturo Artadi, storico autista di Alberto e poi factotum in casa Sordi, aveva scoperto che lui e gli altri dipendenti erano stati esclusi dal testamento. Per ovviare, avrebbe quindi approfittato della demenza senile della donna per ottenere nel 2012 la procura a operare su tutti i conti correnti di Aurelia, aumentando a dismisura le spese sostenute all’interno della villa e ritoccando al rialzo i contratti di lavoro. Proprio sulle condizioni di Aurelia potrebbero far leva i parenti per contestare il testamento, anche se la perizia del tribunale ha certificato la sua incapacità di intendere e di volere a partire dal 2012. Un anno dopo la firma del testamento.
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