Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 26 ottobre 2014 alle ore 17:46.
L'ultima modifica è del 26 ottobre 2014 alle ore 20:15.

Una cosa va detta subito, a onore di Matteo Renzi e della storia della sinistra democratica italiana: il superamento dell'articolo 18 per dar vita a un mercato del lavoro più flessibile a fronte dell'impegno dello Stato a farsi carico del lavoratore licenziato e del suo ricollocamento non è idea estemporanea del nostro giovane premier, né atto di obbedienza ai “diktat della troika”, come sostengono i suoi oppositori esterni e interni. Il progetto della flexecurity sul modello scandinavo era già, nero su bianco, nel programma di Renzi per le primarie per la premiership del 2012, quelle contro Pier Luigi Bersani. E il libro “Il lavoro e il mercato” del giuslavorista e già parlamentare del Pci (quindi non un esponente della destra radicale) Pietro Ichino - libro che per la prima volta portò in Italia il dibattito sulla flexsecurity e che fu molto apprezzato dall'allora leader del Pds Massimo D'Alema - è uscito non qualche settimana fa ma nel 1996, ormai quasi vent'anni fa.

Renzi: nel “partito della Nazione” c’è posto per tutti
La divisione delle due “sinistre” che è andata in scena in questo fine settimana - con una parte sia pur minoritaria del Pd in piazza a Roma sotto le bandiere rosse della Cgil e della Fiom e l'altra parte alla Leopolda di Firenze con il premier Renzi sotto nessuna bandiera, neanche quelle del Pd - non è colpa del decisionismo del premier, né della sua presunta estraneità culturale e ideologica alla “ditta”. La divisione che è andata in scena nel week end con accenti anche drammatici è fondamentalmente la stessa che attraversa il maggior partito della sinistra italiana da almeno vent’anni. E, a ben vedere, affonda le sue radici nella ricorrente contrapposizione novecentesca tra riformisti e massimalisti, tra sinistra di governo e sinistra di lotta. Non aiuta la lettura di quanto sta avvenendo sottovalutare la contrapposizione tra i due mondi. Né sottovaluta la contrapposizione Renzi, quando mostra «rispetto» e riconosce la «diversità» ai suoi oppositori. Il premier e segretario del Pd sostiene che nel suo “partito della nazione” c'è posto per tutti, anche per loro.

Chiarimento necessario, utile al Pd e al governo
Si vedrà nei prossimi mesi se l'invito a restare per lavorare tutti insieme nel nuovo Pd sarà accolto, se a sinistra prevarranno saggezza e senso di responsabilità. Di tutto ha bisogno la politica italiana tranne che dell'ennesimo partitino a sinistra. Ma non c'è dubbio che il dado è tratto e che dalla scelta “riformista” Renzi non tornerà indietro, articolo 18 compreso. Lo chiede l'Europa, certo, ma lo chiede anche la stessa storia della sinistra italiana, e forse ci si arriva troppo tardi. Indipendentemente dalle scelte che compiranno i vari leader ed esponenti della sinistra del Pd (e lo stesso Renzi non esclude il rischio scissione quando dice «non ho paura di un partito che possa formarsi a sinistra»), un chiarimento definitivo si attendeva da tempo, e non potrà che far bene al Pd e al governo.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi