Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 31 ottobre 2014 alle ore 15:35.
L'ultima modifica è del 31 ottobre 2014 alle ore 15:59.

Giorgio Napolitano (Ansa)Giorgio Napolitano (Ansa)

Teresi chiede se con D'Ambrosio il Capo dello Stato si sia mai confrontato sulle vicende delle stragi 92/93 e Napolitano risponde con un «assolutamente no…».
Minaccia a Scalfaro.

E' poi il turno del sostituto Antonino Di Matteo chiedere se Napolitano, all'epoca presidente della Camera, avesse saputo della lettera del febbraio '93 dal contenuto pesante e minaccioso spedita all'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro da sedicenti parenti dei detenuti mafiosi a Pianosa e all'Asinara.

Napolitano risponde di non ricordarsi della lettera e di non aver avuto mai copia per notizia. Di Matteo riprende il filo logico e sottolinea che della lettera la stampa parlò solo molti anni dopo e sottolinea il mancato ricorso.

Stragi post Capaci e via D'Amelio
Di Matteo chiede quali fossero le valutazioni più accreditate tra i più alti livelli istituzionali dopo gli attentati in via Fauro a Roma, in via dei Georgofili a Firenze e, nella notte tra il 27 e il 28 luglio '93, contestualmente in via Palestro a Milano e a San Giovanni al Velabro e San Giovanni al Laterano a Roma.

La risposta di Napolitano è netta: «…fu che si trattava di nuovi sussulti di una strategia stragista dell'ala più aggressiva della mafia, si parlava allora in modo particolare dei Corleonesi e in realtà quegli attentati…si susseguirono secondo una logica che apparve unica e incalzante, per mettere i pubblici poteri di fronte a degli aut-aut, perché questi aut-aut potessero avere per sbocco l'alleggerimento delle misure soprattutto di custodia in carcere dei mafiosi o potessero avere per sbocco la destabilizzazione-politico-istituzionale del Paese e naturalmente era ed è materia opinabile…».

Black-out
Si parla poi del black-out al Quirinale nel '93 e Di Matteo chiede se ha ben interpretato, vale a dire che si ipotizzò subito la matrice unitaria e la riconducibilità a una sorta di aut-aut, di ricatto della mafia. Napolitano va oltre e parla di «ricatto o addirittura pressione a scopo destabilizzante di tutto il sistema…».

Dia e servizi
L'ottica si sposta su quanto accadde della nota della Dia firmata da Gianni De Gennaro del 10 agosto 1993, solo recentemente acquisita da Palermo, spedita al Viminale e da lì all'allora presidente della Commissione parlamentare antimafia Luciano Violante. La nota si concludeva così: «…l'eventuale revoca, anche solo parziale dei decreti che dispongono l'applicazione dell'articolo 41 bis, potrebbe rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato, intimidito dalla stagione delle bombe…». Di Matteo chiede a Napolitano se ha ricordo di quella nota e il Capo dello Stato, nel dire di no, rammenta che le note di servizio dei servizi di informazione e sicurezza non sono mai state inoltrate ai presidenti delle Camere.

Attentato a Napolitano
Il discorso slitta alle voci, relative all'estate del '93, su un possibile attentato nei suoi confronti e del presidente del Senato Giovanni Spadolini. «Io fui informato, senza vedere carte, senza sapere di note del Sismo o di chicchessia, fui informato che c'erano voci, erano state raccolte da confidenti notizie circa un possibile attentato alla mia persona o a quella del Senatore Spadolini. Poi si chiarì che la sequenza avrebbe dovuto essere, secondo queste anticipazioni, di una fonte poi ad un dato momento chiamata sotto fonte, ma non sono uno specialista del linguaggio dei Servizi, suppongo che più o meno sia la stessa cosa, che avrebbe dovuto esserci prima un attentato stragista con il maggior numero possibile di vittime e a seguire si sarebbe dovuto colpire un rappresentante delle istituzioni politiche. Ne fui informato…».

Anche queste ulteriori e possibili minacce vengono interpretate da Napolitano come «… il prolungamento di una strategia, soprattutto di una strategia di attacco frontale allo Stato, quella che poi in fasi successive, dopo la sconfitta dei corleonesi fu superata, eccetera, ma è chiaro che si trattava di questo, c'era una certa unicità di contesto».

r.galullo@ilsole24ore.com

Shopping24

Dai nostri archivi