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Questo articolo è stato pubblicato il 03 novembre 2014 alle ore 12:34.

L’intervento del Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. (LaPresse)L’intervento del Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. (LaPresse)

Alt all’austerità in Europa, che ha prodotto danni, e largo alle politiche orientate alla crescita. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel corso dell’assemblea degli industriali di Brescia, è tornato a chiedere un’inversione di rotta a Bruxelles. «I risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’intera eurozona, dalla periferia al nocciolo duro, Germania compresa, condivide bassa crescita, una debole domanda interna e come prima, ovvia conseguenza una crisi occupazionale. Da tempo - ha affermato Squinzi - sosteniamo che servono scelte diverse ed espansive nella politica economica europea». Plauso al governo, dunque: «L’Italia sta dimostrando leadership e autorevolezza, chiedendo una stagione di investimenti, ma con serietà, nel rispetto delle regole e degli impegni presi».

Grati a Renzi per il fardello che si è assunto
Esplicito il ringraziamento al premier. «Signor presidente del Consiglio - ha detto Squinzi rivolgendosi a Renzi seduto in sala - lei si è assunto il pesante fardello di far uscire l’Italia dalle secche di regole e culture sorpassate che sappiamo ci condurrebbero a un lento ma inarrestabile declino». «Di questo arduo impegno - ha aggiunto il numero uno degli industriali - non possiamo che esserle grati. Se ne sentiva la necessità. Non bisogna
temere, anzi bisogna attendersi qualche dispiacere e non poco dissenso. Sono resistenze dovute a inerzie e privilegi del passato di cui un po’ tutti hanno beneficiato».

Sulla manovra servono sforzi aggiuntivi
Squinzi ha confermato il giudizio sostanzialmente positivo sulla manovra 2015 che però - ha osservato - «non può dirsi pienamente espansiva, anche se certamente limita dosi ulteriori di restrizione della domanda». Il valore è la «restituzione di fiducia: aiutare gli italiani a uscire dalla spirale recessiva e a credere che una lunga stagione negativa ce la possiamo lasciare definitivamente alle spalle». Le ombre partono dal credito di imposta per la ricerca, «apprezzabile nella scelta, ma punitivo nell’applicazione, perché discrimina quelli che la ricerca la fanno da sempre sul serio». Inoltre, «sono poche le risorse per favorire gli investimenti e assenti quelle per incentivare il rinnovo degli apparati produttivi e il sostegno alle politiche di export. Non pensi - ha detto Squinzi rivolto al premier - che non comprendiamo le difficoltà della situazione». Altri nei per il numero uno di Viale dell’Astronomia sono l’aumento retroattivo dell’Irap e il rinvio sistematico a decreti attuativi «che sono il tallone d’Achille della pubblica amministrazione italiana». «Per questo - ha concluso - abbiamo bisogno di utilizzare per intero le risorse a disposizione, ripristinando l’esclusione della spesa per il cofinanziamento dei fondi strutturali dal patto di stabilità delle Regioni, respingendo con fermezza le osservazioni della Commissione europea».

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