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Questo articolo è stato pubblicato il 02 dicembre 2014 alle ore 22:25.

Una maggiore apertura al mercato europeo e una migliore governance delle ferrovie sono all'ordine del giorno del Consiglio Ue trasporti che si terrà domani sotto la presidenza del ministro Maurizio Lupi. Il trasporto ferroviario conta oggi in Europa oltre 8 miliardi di tratte all'anno e trasporta il 10% delle merci, che si traduce in 13 miliardi di euro di entrate, un fatturato di 73 miliardi e 800mila posti di lavoro. Le ferrovie possono dunque essere un'importante risorsa di crescita economica e sviluppo.
Il rischio però è che il Quarto pacchetto possa arenarsi, non tanto sul lato tecnico sul quale i vari paesi concordano, ma sul lato politico dove l'accordo, secondo fonti parlamentari, mancherebbe. Le successive presidenze di turno, ormai alle porte (lettone e lussemburghese) hanno già chiarito che non farà parte delle priorità. La presidenza italiana ha solo quest'ultimo appuntamento per poter concludere.
Il Parlamento Europeo ha votato a larga maggioranza perché il pacchetto sia esaminato sia su un piano tecnico che politico. Tra i punti previsti nella parte tecnica si trovano l'armonizzazione di norme di sicurezza, di amministrazione, l'interoperabilità tra i paesi, contenimento spese amministrative, procedure amministrative più rapide. Mentre nel pilastro politico, l'apertura del mercato dei servizi dei trasporti nazionali per ferrovia, lo spazio unico europeo per il mercato dei servizi e la governance sulle infrastrutture: la creazione di un mercato aperto ed integrato a livello nazionale senza discriminazioni sui servizi offerti e più poteri all'Agenzia Ferroviaria. Diversi sono però gli stati membri e gli operatori ferroviari che si oppongono a questo nuovo modello europeo.
L'eliminazione delle barriere porterebbe all'ingresso di nuovi imprenditori nel settore e di conseguenza nuovi posti di lavoro. Attualmente in Europa esistono sistemi molto differenti per quanto riguarda le ferrovie, 11mila regole tecniche nazionali disciplinate da 28 autorità nazionali strutturate in maniera differente. La proposta della Commissione intende ridurre del 20% i tempi burocratici per l'ingresso nel mercato che solitamente affronta una nuova impresa.
Inoltre la Commissione Ue proponeva la separazione tra la gestione delle infrastrutture, quali i binari, e l'impresa proprietaria dei treni, che in diversi casi può comportare conflitti di interessi e difficoltà all'ingresso di nuove società nel mercato.
Proposta che è stata contestata da diverse imprese ferroviarie che hanno accusato la Commissione di non tenere conto delle specificità dei vari paesi, dei conseguenti costi di un tale provvedimento e il rischio di improvvise perdite di posti di lavoro. Proprietari di infrastrutture e treni sono ad esempio le Ferrovie dello Stato, DeutchBahn e le ferrovie austriache. La questione della separazione delle due gestioni, portata avanti anche dal relatore belga Said El Kahadraoui, è stata ampiamente respinta dal Parlamento Europeo con 450 voti contrari contro 250 favorevoli.
In Consiglio si tratterà di trovare un accordo tra le tre istituzioni coinvolte: Commissione Ue, Parlamento e Consiglio. In attesa delle conclusioni del Consiglio Trasporti si esprime il vicepresidente dell'Europarlamento e relatore sul dossier delle ferrovie, David Sassoli: «Spero che il Ministro Lupi riesca a portare a casa un dossier fondamentale per il nostro Paese, che é stato, fin dall'inizio una priorità della Presidenza italiana. Non accetteremo nessun risultato che non consenta al Parlamento Europeo di lavorare fin da subito sull'intero pacchetto. Lo spazio unico ferroviario ha bisogno dell'interoperabilità, delle regole di sicurezza europee, dell'Agenzia unica ferroviaria, ma anche della parte relativa alla struttura delle imprese ferroviarie e ad una piena liberalizzazione del traffico regionale».
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