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Questo articolo è stato pubblicato il 02 dicembre 2014 alle ore 06:37.

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BRUXELLES

È un nuovo vertice dei ministri degli Esteri della Nato dedicato alla crisi ucraina quello che si terrà qui oggi a Bruxelles, in un contesto di perduranti tensioni con la Russia. Segnata da sensibilità diverse - tra Paesi che vogliono mantenere aperto il dialogo con il governo russo e altri che invece sostengono la necessità di contrastare Mosca - l’alleanza militare discuterà dell’idea di riattivare il consiglio Nato-Russia, che ormai non si riunisce da giugno.

Durante una conferenza stampa, il segretario generale della Nato ha sottolineato ieri la «crescente significativa presenza» di truppe russe alla frontiera russo-ucraina e anche sul territorio orientale dell’Ucraina. Jens Stoltenberg ha notato «importanti trasferimenti di armi, equipaggiamento e personale militare russi ai separatisti violenti» in violazione del cessate-il-fuoco firmato in settembre. Da mesi, l’Ucraina orientale, abitata da molti russofoni, sta combattendo per separarsi da Kiev.

Sempre ieri, il presidente americano Barack Obama e il nuovo presidente del Consiglio europeo Donald Tusk hanno esortato la stessa Russia a ritirarsi dall’Ucraina: «L’Unione europea e gli Stati Uniti continuano a lavorare a stretto contatto, anche sui dossier delle sanzioni e di un aiuto finanziario all’Ucraina». Parlando all’agenzia Reuters da Dakar, il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin ha chiesto a Stati Uniti ed Europa di rifornire il paese in armi, per meglio contrastare i separatisti.

Per tutta risposta, il governo russo ha accusato sempre ieri la Nato «di tentare di destabilizzare la più stabile regione al mondo – il Nord Europa». Ha precisato all’agenzia Interfax il vice ministro degli Esteri russo Alexei Meshkov: «Le esercitazioni militari senza fine, il trasferimento nei paesi baltici di aerei capaci di trasportare armi nucleari. Questa realtà è estremamente negativa». La Russia, ha aggiunto Meshkov, prenderà «tutti i passi» per difendere i suoi interessi.

Secondo la Nato, la Russia interferisce nella politica ucraina e appoggia la comunità russofona nell’Est del paese. In risposta ai timori di alcuni paesi dell’alleanza per la politica russa nella regione, Stoltenberg ha spiegato che un primo battaglione della futura forza di reazione rapida, annunciata al vertice Nato di settembre, sarà testata all’inizio del 2015. Ciò detto, i paesi che vogliono tenere aperto il dialogo con la Russia riproporranno oggi l’idea di riconvocare il Consiglio di collaborazione Nato-Russia.

È possibile che la riunione dei ministri degli Esteri termini con un auspicio che si vada in questa direzione. Di più, sembra difficile immaginare, per ora. Molti paesi insistono per coltivare il dialogo con Mosca – tra questi l’Italia, ma anche la Germania e la Francia. Altri sono invece favorevoli a una linea più dura, di netto contrasto alla Russia per la sua politica estera nell’Europa dell’Est. Tra questi, i paesi baltici, la Polonia, ma anche la Gran Bretagna e il Canada.

Se il rapporto con la Russia si è guastato - al di là della situazione in Ucraina - è anche perché l’allargamento della Nato verso Est è stato visto a Mosca come una minaccia. Proprio questa settimana, i ministri discuteranno del ruolo dell’Alleanza militare nel rafforzare la capacità di difesa di due repubbliche ex sovietiche, la Moldavia e la Georgia. Alcuni osservatori si chiedono se questa scelta non rischi di accentuare le tensioni con il governo russo, pesando sullo stesso dialogo caldeggiato da alcuni paesi.

Alle elezioni politiche che si sono svolte in Moldavia proprio questa domenica la vittoria è andata ai partiti più europeisti, che dovrebbero poter formare un nuovo governo.

Infine, il vertice della Nato di oggi sarà anche l’occasione per parlare delle sfide sul versante Sud dell’alleanza militare. L’Italia vorrà certamente sensibilizzare i suoi partner sul fronte libico, tenuto conto del fatto che lo sconquasso nel paese è una delle cause dei flussi di immigrazione clandestina verso Nord.

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