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Questo articolo è stato pubblicato il 03 dicembre 2014 alle ore 10:01.
L'ultima modifica è del 03 dicembre 2014 alle ore 09:52.

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Diplomati “pentiti” delle scelte fatte a 14 anni: se tornassero ai tempi dell'iscrizione alla scuola superiore 46 ragazzi su 100, cioè quasi uno su due, cambierebbero l'indirizzo di studio e/o l'istituto: 11 su 100 ripeterebbero il corso ma in un'altra scuola, 7 su 100 sceglierebbero un diverso indirizzo/corso della propria scuola e 27 su 100 cambierebbero sia scuola che indirizzo. È il dato principale che emerge dall'indagine annuale di AlmaDiploma, presentata stamane al ministero dell'Istruzione. L'indagine ha coinvolto circa 40 mila diplomati a luglio 2014 di più di 300 istituti scolastici di Lazio, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria.

Il nodo orientamento
Certo, il problema è un orientamento poco efficace all'uscita dal primo ciclo: gli oltre 6 milioni stanziati dal decreto Carrozza per il 2013 e 2014 sono risultati fondi insufficienti: in media sono arrivati circa 100 euro a scuola. Ma pesa anche una scelta compiuta troppo precocemente, quando i condizionamenti familiari e della rete di amicizie sono ancora rilevanti.

I motivi del “pentimento”
Il focus indica anche le ragioni espresse dai diplomati che cambierebbero: il 41% di essi lo farebbe principalmente per studiare materie diverse, il 22% per compiere studi che preparino meglio al mondo del lavoro, il 15 per 100 per compiere studi più adatti in vista del successivo impegno universitario.

Stage e lavoro
Tra gli altri aspetti indicati nello studio spicca come appena il 52% dei diplomati abbia svolto uno stage previsto dai programmi scolastici. Lo svolgimento di queste attività formative, sia per diffusione sia per durata, risente ovviamente del fatto che negli indirizzi professionali tali attività formative sono praticamente obbligatorie. In ogni caso, gli stage sono relativamente rari (18% degli studenti) solo nei programmi didattici del liceo classico. Il 32% dei diplomati ha compiuto esperienze di studio all'estero, metà dei quali partecipando a programmi organizzati dal proprio Istituto (tali esperienze sono fondamentali per gli indirizzi linguistici, quali liceo linguistico e tecnico per periti aziendali e corrispondenti in lingue estere). Per le esperienze di studio all'estero organizzate dalla scuola, che nella maggior parte dei casi hanno durata al più settimanale, i Paesi di destinazione più frequenti risultano il Regno Unito (42% delle esperienze), la Francia (15%), l'Irlanda (12) e la Spagna (11).

In chiaroscuro anche le esperienze di “lavoro”. Il “lavoro” nel corso degli studi – che ha carattere prevalentemente stagionale o saltuario – ha coinvolto il 58% dei diplomati (il 71% dei diplomati negli indirizzi professionali, il 63% nei tecnici e solo il 50 nei licei). Elevata la quota dei diplomati professionali (18%) che nel corso degli studi superiori ha svolto attività di lavoro continuative - diverse dallo stage - durante il periodo scolastico (settembre-giugno).

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