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Questo articolo è stato pubblicato il 12 dicembre 2014 alle ore 07:40.

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RISCHIO DI PANICO

Dopo le parole di Putin

della settimana scorsa

contro gli speculatori

c’è il timore di restrizioni

ai movimenti di capitali

Stretta tra petrolio in caduta e sanzioni internazionali, la presa di Mosca sulla propria economia e sul rublo sembra sempre più incerta, lasciando la prima sull’orlo della recessione e la seconda in balia della svalutazione. Dopo aver aumentato i tassi già quattro volte quest’anno, ieri la Banca centrale russa ha provato a riprendere il controllo della moneta, con un nuovo rialzo. Anche questo quinto tentativo è però andato a vuoto.

Prima ancora che la Banca centrale comunicasse la scontata decisione di alzare il costo del denaro, in mattinata il rublo aveva già fatto registrare un nuovo calo a quota 55 sul dollaro. Una sorta di bocciatura preventiva da parte dei mercati. Il rialzo dei tassi di un solo punto percentuale, dal 9,5 al 10,5%, ha addirittura peggiorato il quadro. Anziché risollevarsi, la moneta ha accelerato la flessione. Se all’inizio dell’anno bastavano meno di 33 rubli per acquistare un dollaro, ieri ne servivano quasi 56: un crollo così (oltre il 40%) non si vedeva dal 1998, l’anno del default. C’è solo una divisa al mondo che quest’anno ha fatto peggio, la grivnia ucraina.

Il rialzo dei tassi arriva a una settimana dal discorso alla nazione di Valdimir Putin, nel quale il presidente, oltre a proclamare la sacralità della Crimea per la Russia, prometteva il pugno di ferro contro gli speculatori. Da quel giorno (4 dicembre), il cambio ha perso oltre il 4%.

«Ormai, per far presa sui mercati ci vorrebbe una stretta sui tassi di 3-400 punti base», scriveva ieri mattina in una mail il capo economista di VTB Capital a Mosca, Vladimir Kilychev. La Banca centrale russa, che considera il rublo sottovalutato del 10-20%, tiene la porta aperta ad altri rialzi «in caso di peggioramaento del rischio inflazione». La svalutazione sta erodendo il potere d’acquisto dei russi, che a novembre hanno visto il costo della vita salire del 9,1%, rispetto al target del 4% indicato dalla Banca centrale.

Stringere con più decisione sui tassi, aumenterebbe però la pressione sull’economia, che sta già entrando in recessione: se per il 2015 il governo prevede una contrazione dello 0,8%, Fitch ipotizza un calo quasi doppio. E se il prezzo medio del petrolio l’anno prossimo dovesse scendere a 60 dollari al barile (il Brent oggi scambia tra 63 e 64), le stesse autorità russe prevedono una flessione del Pil del 3,5-4 per cento.

Dall’annessione della Crimea a marzo, la Banca centrale ha alzato i tassi di 500 punti base e ha bruciato 80 miliardi di dollari di riserve valutarie per difendere il rublo, messo alla frusta dalla fuga di capitali innescata dall’inasprirsi della crisi ucraina, con la guerra civile nell’est del Paese. Il contestuale crollo delle quotazioni del petrolio (che rappresenta la prima voce dell’export russo e genera, insieme alle altre fonti energetiche, metà delle entrate fiscali), ha aggiunto l’elemento che mancava alla tempesta perfetta.

I margini di manovra a Mosca diventano sempre più stretti, mentre i segnali lanciati al mercato si fanno sempre più confusi. Il 10 novembre, stanca di gettare risorse nell’inutile difesa della moneta, la Banca centrale ha deciso di lasciare il cambio libero di fluttuare, riservandosi però la possibilità di intervenire. Cosa che è stata costretta a fare dopo appena tre settimane, quando ha ricominciato a comprare rubli: da allora ha bruciato altri 5,28 miliardi di dollari.

Mercoledì, il premier Dmitrij Medvedev ha parlato di negoziati in corso con i grandi esportatori per coordinarne le operazioni in valuta estera. Dichiarazioni che hanno subito agitato lo spettro di possibili restrizioni sui movimenti di capitale. E ieri, Alexander Bastrykin, capo del Comitato investigativo (massimo organo investigativo in Russia), ha minacciato inchieste penali contro gli «speculatori». Il governatore della Banca centrale, Elvira Nabiullina, per ora abbassa i toni, aggiungendo però che l’istituto ha avviato le sue indagini.

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LA MONETA E I TASSI

LA DIFESA DEL CAMBIO

Riserve valutarie lorde russe. In miliardi di dollari

LA CRISI

Le tappe

Dall’inizio dell’anno il rublo si è svalutato, sul dollaro, di oltre il 40 per cento. Un crollo così vistoso non si vedeva dal default del 1998

La Banca centrale, dall’inizio dell’anno, è intervenuta cinque volte alzando i tassi nell’inutile tentativo di difendere la moneta. L’ultimo rialzo è stato deciso ieri: i tassi sono stati portati dal 9,5 al 10,5 per cento

Nonostante la stretta la discesa del rublo non si ferma, alimentata dalla fuga costante dei capitali aumentata dal sospetto che il governo possa introdurre restrizioni

L’economia è in netto peggioramento: alle sanzioni internazionali per la crisi Ucraina si somma la discesa dei prezzi del petrolio. Le entrate da greggio rappresentano la metà delle entrate fiscali russe

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