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Questo articolo è stato pubblicato il 28 dicembre 2014 alle ore 08:12.

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LE MISURE

Voucher per l’acquisto

di beni di consumo e lavori

pubblici per la prevenzione

dei disastri. Aiuti anche alle piccole imprese

TOKYO

L’Abenomics.2 riparte dai programmi che gli sono più congeniali: quelli di stimolo all’economia attraverso erogazioni statali straordinarie, che vanno dal settore dei lavori pubblici fino alla distribuzione di voucher per gli acquisti di beni di consumo.

Il nuovo governo del premier Shinzo Abe, nato dalle elezioni anticipate del 14 dicembre, ha approvato ieri un pacchetto di stimoli fiscali da 3.500 miliardi di yen per cercare di rilanciare una economia finita in recessione dopo il rialzo dell’Iva dal 5 all’8% scattato nello scorso aprile. La manovra – pari a circa 24 miliardi di euro al deprezzato cambio attuale – appare leggermente superiore alle limitate aspettative della vigilia ma inferiore a quella da 5.500 miliardi di yen varata un anno fa a fini “preventivi” (per compensare gli effetti del rialzo di circa il 60% dell’Iva). L’esecutivo conta di coprire gli oneri finanziari addizionali senza nuove emissioni di bond, attingendo alle riserve e agli introiti fiscali maggiori delle previsioni generati dal rilancio dei profitti delle grandi aziende beneficiate dallo yen debole. Il premier Shinzo Abe ha enfatizzato che si tratta di un piano rivolto soprattutto a sostenere le aree periferiche che finora non hanno tratto vantaggi dall’Abenomics. Del resto, ad aprile si terranno le elezioni amministrative e, secondo vari osservatori, il partito di governo non si lascia sfuggire l’occasione per cercare di aumentare i consensi sul piano locale.

Nel pacchetto confluisce un po’ di tutto: 1.200 miliardi di yen vanno in aiuto a consumatori e piccole imprese, 600 miliardi saranno stanziati specificamente per tentare di rivitalizzare le aree più colpite dal fenomeno dello spopolamento e 1.700 miliardi per rafforzare la prevenzione delle conseguenze dei terremoti e per accelerare la ricostruzione post-tsunami del 2011. In particolare, 250 miliardi di yen vengono resi disponibili sotto forma di voucher per acquisti in negozi locali o di sussidi per le spese energetiche, mentre 170 miliardi andranno a iniziative finalizzate a ridurre la migrazione interna verso le aree metropolitane. Tornano, infine, gli eco-incentivi per le ristrutturazioni delle abitazioni.

Vari economisti sono scettici sulle stime governative secondo cui ci sarà un impatto positivo sul Pil pari a un +0,7%: c’è chi ipotizza un effetto non superiore alla metà delle ottimistiche proiezioni ufficiose. Per una vera spinta ai consumi occorrerà attendere la prossima primavera, con l’esito delle trattative sindacali annuali che vedono il governo conservatore di Abe schierato in appoggio alle richieste dei lavoratori agli industriali di significativi aumenti salariali. Con i redditi reali in calo da 17 mesi consecutivi, è chiaro che solo una ripresa del potere di acquisto delle famiglie – intaccato dal ritorno dell’inflazione e dal rialzo dell’Iva – potrà fare da supporto all’economia e agli stessi prezzi al consumo (da ultimo scesi allo 0,7% escluso l’effetto Iva, molto al di sotto del target del 2% della banca centrale).

La Confindustria giapponese (Keidanren) ha promesso a denti stretti che sarà fatto il possibile per aumentare i compensi, ma la sua preferenza resta verso un ritocco verso l’alto dei bonus più che del salario-base. Resta poi da vedere se le imprese mostreranno davvero la loro fiducia nel rilancio dell’economia attraverso politiche di investimenti più generose. Uno dei problemi per l’Abenomics sta proprio nel fatto che la Corporate Japan tende a investire all’estero o a tesaurizzare gran parte dei profitti, tornati a livelli record: negli ultimi due anni le disponibilità liquide delle aziende sono aumentate del 12% a un record equivalente a circa 2mila miliardi di dollari. Se le imprese risparmiano troppo, le famiglie hanno cominciato a intaccare i risparmi: per la prima volta da quando iniziarono le relative statistiche nel 1955, il tasso di risparmio è passato in negativo (-1,3%). Un cambiamento epocale, se si pensa che nel 1975 i giapponesi risparmiavano oltre il 23% del reddito. Un lontano record mondiale per una popolazione giovane ed esuberante, mentre oggi i giovani tendono a guadagnare poco e non sono in grado di risparmiare (oltre la metà non ha un lavoro stabile), mentre i pensionati hanno cominciato a intaccare le “riserve”.

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Aumento del Pil giapponese. In %

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