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Questo articolo è stato pubblicato il 31 dicembre 2014 alle ore 10:59.
L'ultima modifica è del 31 dicembre 2014 alle ore 11:04.

Questa sera nono e ultimo messaggio di fine anno per Giorgio Napolitano, prossimo alla chiusura anticipata del suo secondo mandato. Un messaggio all'insegna dell'invito alla fiducia, perché dalla crisi si può uscire.
Di «fiducia» sarà intriso il discorso di Giorgio Napolitano, quella che manca di più agli italiani. Manca per la situazione economica ma anche per le istituzioni, partiti, sindacati, perfino magistratura.

È questo il dato rilevato da tutti i sondaggi che più ha colpito il capo dello Stato e da cui - ritiene - si debba ripartire. Fiducia innanzitutto nella ripresa dopo anni di recessione che ora si intravede in primissimi spiragli segnalati dall'Istat anche se la strada resta molto lunga. Non farà professione di ottimismo rituale ma si ancorerà a dati, circostanze, fatti che cominciano a emergere e a quella potenzialità tutta italiana delle sue risorse umane e imprenditoriali. Non sarà quindi con il tono mesto degli addii che il capo dello Stato si congederà dagli italiani in quello che è il suo ultimo messaggio di fine anno. Come è noto ha legato la fine del suo mandato alla conclusione del semestre Ue che si chiuderà ufficialmente il 13 gennaio con il discorso di Matteo Renzi a Strasburgo. Da quel giorno considererà terminata la sua permanenza al Colle. Come disse lo scorso anno, durerà «un tempo non lungo fino a quando le forze me lo consentiranno e fino a quando la condizione del Paese me lo farà ritenere necessario». Segno quindi che queste due condizioni sono maturate nel suo giudizio e che è arrivato il momento per chiudere anche il suo bis al Quirinale, primo presidente nella storia della Repubblica ad essere rieletto.

Un saluto che nasce quindi da un'eccezionalità. Da un secondo mandato imposto da un cortocircuito politico istituzionale dopo il voto del febbraio 2013 e nel tilt che si verificò proprio sull'elezione del capo dello Stato. Dal Pd che con i suoi franchi tiratori sabotò due candidature e la stessa segreteria Bersani fino alla richiesta di quasi tutti i partiti per far tornare lui al Colle. Napolitano fu eletto con 738 voti e nel suo discorso alle Camere, oltre le frustate ai partiti che non avevano completato nessuna delle riforme, diede al suo mandato un obiettivo e un termine. L'obiettivo è stato quello di spingere le Camere sulla strada dell'ammodernamento istituzionale - legge elettorale e riforma del bicameralismo - il termine era quello «non lungo» e comunque sufficiente per vedere ben incardinare quelle riforme su cui ha speso quasi tutti i suoi anni al Quirinale.
Lo scorso anno, nel suo messaggio del 31 dicembre, provò a dare del tu agli italiani, lesse alcune delle lettere che gli erano arrivate: disoccupati, piccoli imprenditori, un ricercatore. Fotografie di un'Italia che faticava ma che non aveva perso il coraggio. E forse Napolitano questa sera ripartirà da lì, da quel coraggio. Perché il senso del suo augurio agli italiani sarà quello di chiedere di non gettare la spugna, di vedere il riscatto, di essere esigenti con la politica e i partiti. Non ci sarà un rendiconto di questi anni al Colle, né un bilancio ma alcuni punti fermi li metterà. Darà sostegno al percorso di riforme di Renzi che fu tra i primi, proprio lo scorso anno, a telefonare a Napolitano dopo il suo messaggio agli italiani. Dodici mesi fa era solo segretario del Pd, quest'anno - da premier - riceverà l'appoggio del Colle e forse anche un augurio di poter concludere la legislatura con un programma di riforme realizzato. Dunque, un ultimo richiamo a non percorrere la strada delle elezioni anticipate ma di coltivare il mestiere di governare.

Non sarà fuori dal suo discorso l'Europa che spesso viene rappresentata agli italiani come prima nemica e come causa principale della crisi e della disoccupazione. Certo, la disoccupazione sarà il punto che metterà più a fuoco coinvolgendo però anche l'Europa e la necessità di una nuova strategia per la crescita e il lavoro. Metterà in guardia dalla facile propaganda anti-euro, spiegherà i benefici di uno stare insieme anche se con regole che vanno riviste e corrette alla luce dell'attualità e delle nuove emergenze.
Un congedo senza toni mesti ma anche profondamente sentito da Napolitano. Difficile dire quale sarà il suo bilancio reale, personale di questi anni. Di certo ha affrontato tra le fasi più complicate per l'Italia e per l'Europa tra un sistema economico declinate e la frantumazione delle forze politiche. Forse l'augurio più vero agli italiani sarà quello di avere un sistema istituzionale e politico che restituisca efficienza e rispetto alla democrazia italiana.

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