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Questo articolo è stato pubblicato il 15 gennaio 2015 alle ore 12:08.

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Christopher LeeCornel (Epa)Christopher LeeCornel (Epa)

NEW YORK - Christopher Lee Cornell un giovane di 20 anni, è stato arrestato a Cincinnati. Aveva piani per costruire bombe tubo, ordigni artigianali, e armi automatiche per attaccare il Congresso a Washington. Parlava con un informatore dell'Fbi. Ma scriveva anche messaggi infuocati sui social media firmando con un nome di battaglia Raheel Mahrus Ubaydah. Su Twitter già l'anno scorso aveva mostrato immagini e slogan a favore dell'Isis subito intercettati dall'Fbi che ha fatto partire l'inchiesta. Domanda di fondo: set up o real thing? Cornell era un lupo solitario, un fanatico, un mitomane o aveva davvero contatti con i terroristi islamici?

Un dubbio sorge sul fatto che possa essere stato “incastrato”: l'unico vero contatto di Cornell era una “fonte” protetta dell'Fbi che aveva accettato di seguirlo e assecondarlo nei suoi movimenti per ottenere una riduzione di capi di accusa su un crimine completamente diverso di cui era stato accusato. C'erano stati legami diretti o scambi elettronici o notizie di incontri con esponenti di Al Qaeda? O dell'Isis? Non sembra, Cornell si era vantato di essere in contatto con gruppi terroristici all'estero ma di aver deciso di non perdere tempo in attesa di istruzioni per passare all'azione. I suoi nemici, diceva, erano i parlamentari.

Ho visto l'esposto depositato in tribunale che non mostra una vera e propria “pistola fumante”: «Le attività di Cornell mostravano un continuo interesse per creare un estremismo violento in America per appoggiare organizzazioni terroristiche straniere come l'Isil commettendo operazioni di terrorismo negli Stati Uniti. Membri e simpatizzanti di questi gruppi terroristici continueranno quasi certamente a usare piattaforme di social media per disseminare messaggi estremisti violenti in inglese», recita il verbale. Anche fonti dell'Fbi hanno però osservato privatamente, parlando con la stampa americana, che i piani di Cornell erano “aspirational”, erano più teorici che reali e non vi è mai stata finora una vera minaccia. Anche perché la data per l'attacco era stata identificata verso la fine del 2015.

Torniamo ai fatti. Nella denuncia, depositata ieri 14 gennaio alle 14.59 alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto Meridionale dell'Ohio i fatti ci dicono anche che secondo l'Fbi Cornell aveva discusso l'idea di attaccare il Congresso con delle bombe fatte in casa. L'obiettivo era di far esplodere diverse bombe (non di particolare violenza) per poi sparare sui deputati e sul personale in fuga. Il piano d'attacco era per il dicembre del 2015, ma Cornell aveva già preparato buona parte della sua operazione. E proprio ieri, 14 gennaio, ha acquistato due M15 semiautomatici e 600 cartucce per essere già attrezzato per portarsi in avanti. È stato in quel momento che l'Fbi è passata all'azione e lo ha arrestato. Dopo aver parlato con esperti in materia sono arrivato alla conclusione che in effetti Cornell era forse più un mitomane – e non per questo meno pericoloso – che non una cellula inserita in una organizzazione terroristica.

Il suo profilo è molto diverso rispetto a quello dei fratelli Said e Charif Kouachi i terroristi che hanno attaccato Charlie Ebdo. Dalle inchieste americane emerge che nel caso francese tutti e due i fratelli posso essere stati nello Yemen, possono aver davvero incontrato nel 2011 poco prima che fosse ucciso dai servizi americani Anwar al Awlaki, nato in America, ma di origini yemenite. Awlaki era un nemico pubblico numero uno per l'America si era trasferito nello Yemen ed era responsabile del reclutamento dell'ideazione di attacchi terroristici. Un video diramato ieri da al Qaeda ieri conferma che sono stati loro ad organizzare e finanziare l'attacco coi fratelli Kouachi. Le inchieste confermano inoltre che i due fratelli conoscevano Amedey Coulibaly, l'altro attentatore di Parigi, che ha attaccato e ucciso nel mercato Kosher. Ma Coulibaly ha agito in modo autonomo. Al Qaeda della Penisola Arabica prende le distanza da Coulibaly anche se elogia la sua azione.

Una situazione insomma molto diversa da quella di ieri in America dove abbiamo visto posizioni nell'opinione pubblica diverse da quelle europee. Ad esempio, Obama ha fatto male a non andare alla marcia di domenica? In Europa è stato criticato. Ma ho parlato con fonti informate a Washington convinte che il presidente abbia fatto benissimo, per varie ragioni, la prima di sicurezza anche se la questione è tecnica e ha giocato un ruolo minore. La seconda è più di natura politica: gli estremisti di Boko Haram hanno ucciso, anzi massacrato due giorni fa 2000 civili a Baga, un villaggio nigeriano. In Pakistan terroristi talebani hanno massacrato un centinaio di bambini in una scuola. Se Obama fosse andato a Parigi ma non negli altri luoghi, l'America avrebbe inviato un messaggio pericoloso per gli equilibri globali a cui deve prestare attenzione: si vuol forse dire che i 12 morti di Parigi sono più importanti di 2000 morti in un villaggio sperduto in Nigeria? C'era anche l'aspetto della marcia, un tipo di manifestazione che avrebbe potuto esporre Obama a critiche interne per la sua radice etnica. Queste le ragioni. Che ci dicono quanto diverse siano le culture sulle due sponde dell'atlantico. Forse Obama aveva anche delle sue ragioni. Ma almeno il segretario di Stato John Kerry poteva mandarlo. Ora apprendiamo che Kerry arriverà oggi. Forse “too little too late” come di dice da queste parti, troppo poco, troppo tardi.

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