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Arrestati i vertici di Green Field

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Arrestati i vertici di Green Field

  • –Silvia Pieraccini

FIRENZE

Ogni ingranaggio, seppur ben oliato, ha il suo snodo capace di farlo girare al meglio. Lo “snodo fondamentale” della corruzione sulle Grandi opere italiane ipotizzata dall'inchiesta della Procura di Firenze aperta nelle settimane scorse - che conta 51 indagati e che ha portato a cascata alle dimissioni del ministro Maurizio Lupi - è la società di ingegneria Green Field Systems srl, considerata dai magistrati il «collettore del denaro».

La conferma è arrivata ieri, con l'arresto del presidente e socio di maggioranza (70%) della Green Field, Angelantonio Pica, e dell'amministratore delegato Salvatore Adorisio (ha il 30%), già indagati, che dunque si aggiungono agli altri quattro arrestati della prima ora (il 16 marzo scorso): l'ex dirigente del ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza, accusato di aver “procurato” incarichi milionari di direzione dei lavori delle grandi opere a Stefano Perotti; lo stesso ingegner Perotti, accusato di aver pagato tangenti a Incalza mascherate da consulenze; i collaboratori-tuttofare di entrambi, il geometra Sandro Pacella e Francesco Cavallo, finiti ai domiciliari.

L'arresto di Pica e Adorisio, per i quali il giudice delle indagini preliminari Angelo Pezzuti ha disposto i domiciliari (la Procura aveva chiesto la custodia in carcere), non è legato al pericolo d'inquinamento delle prove ma a quello di commissione di ulteriori reati. Il pericolo di ripetizione delle condotte delittuose non è cessato, secondo il gip, con l'arresto di Incalza, Perotti e Pacella, visto che gli indagati «potevano anche da soli proseguire l'attività criminosa» con la collaborazione dell'amministratore della società Ferrovie del Sud Est, Luigi Fiorillo (anche lui indagato), o con altre persone. Proprio Ferrovie del Sud Est di Bari, che ha come socio unico il ministero delle Infrastrutture (e di cui era dipendente il collaboratore di Incalza, Sandro Pacella), è il tassello che si aggiunge a un'inchiesta imperniata sul passaggio illecito di denaro: secondo la Procura, Ferrovie del Sud Est è una delle fonti di approvvigionamento (insieme con le società riferibili a Stefano Perotti, come Spm, Stic, Vertical) di Green Field System, alla quale ha versato in quattro anni (2006, 2007, 2010 e 2011) più di 2 milioni di euro.

Green Field, dal canto suo, incassa e dispensa denaro: a Ercole Incalza, che tra il 1999 e il 2008 ha ricevuto quasi 700mila euro, per lungo tempo la sua principale fonte di reddito (superiore a quello che guadagnava al ministero); e a Pacella, che tra il 2001 e il 2008 ha ricevuto 450mila euro.

Green Field, nata nel 1997 e con ufficio nel quartiere romano dei Parioli, aveva dunque come scopo, secondo la Procura, «quello di pagare personaggi istituzionali». E, come confermerebbero le intercettazioni telefoniche, «serve solamente per pagare e per avere favori», e dunque «è praticamente una società di pubbliche relazioni con il mondo parlamentare». Una società che di fatto fa capo a Perotti (che ufficialmente ne è stato socio solo per un anno, dal gennaio 1998 al febbraio 1999), come lo stesso ingegnere avrebbe ammesso nell'interrogatorio di garanzia del 20 marzo scorso: «Noi avevamo fondato una società con l'ingegner Adorisio, che è un mio ex dipendente e anche figlio di Ilio Adorisio, che è stato il mio professore docente di dottorato di ricerca», ha dichiarato Perotti nonostante non risulti aver partecipato alla costituzione della Green Field, avvenuta il 4 luglio 1997. Che la società, al di là di quel che risulta dai registri della Camera di commercio, sia stata fin da subito “roba di Stefano” è confermato anche da Ercole Incalza nell'interrogatorio del 18 marzo scorso: «Nel 1997 andai a Green Field e c'era il proprietario Perotti».

È nella sede di Green Field, e in particolare nell'ufficio di Adorisio, che gli inquirenti hanno trovato, durante la perquisizione fatta nelle settimane scorse, due buste nascoste dietro alcuni libri su una libreria: contenevano 2.110 euro in contanti, parte di una somma iniziale di 53mila euro che si desume dai calcoli scritti a mano su un foglio. Nell'appunto, secondo il gip, si legge di «sottrazioni ripetute per importi analoghi», tra cui due prelievi di 13mila euro e due di 9mila che «sembrano corrispondere ai duplici versamenti reiteratamente fatti in favore di Ercole Incalza (quelli di maggiore entità) e di Sandro Pacella (quelli di minore entità)». Passaggio di denaro che i magistrati dovranno ora dimostrare, per reggere il corposo castello di accuse su cui si basa l'inchiesta che tocca tutte le maggiori opere infrastrutturali italiane degli ultimi 15 anni.

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