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Concessi i domiciliari a Perotti

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Concessi i domiciliari a Perotti

  • –Silvia Pieraccini

FIRENZE

Esce dal carcere, e continua a scontare la misura cautelare a casa, anche l’ultimo dei sei arrestati nell’inchiesta per corruzione sulle Grandi opere aperta dalla Procura di Firenze che ancora si trovava in un istituto di custodia: è Stefano Perotti, 56 anni, ingegnere romano considerato figura centrale dell’indagine, al quale il giudice per le indagini preliminari ha concesso i domiciliari dopo 25 giorni di carcere, rilevando l’attenuazione delle esigenze cautelari, legate al pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. Una settimana fa era uscito dal carcere per andare ai domiciliari Ercole Incalza, l’ex capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, considerato per anni il dominus assoluto delle grandi opere e, insieme con Perotti, artefice secondo la Procura del “sistema” di corruzione.

Perotti trascorrerà i domiciliari nella sua villa fiorentina grazie al fatto che la moglie – Christine Mor, anche lei indagata – si è impegnata ad allontanarsi da quella stessa abitazione in cui è residente, sottolinea il gip Angelo Pezzuti nell’ordinanza di scarcerazione. Evidente l’obiettivo di evitare contatti tra i due, rafforzato dal fatto che Perotti ha il divieto di comunicare anche via computer, telefono o fax con qualsiasi persona. «Le indagini sono ancora in corso al fine di accertare l’ammontare e la destinazione delle rilevanti somme di denaro, provenienti dalle attività illecite del marito, di cui Christine Mor ha la disponibilità in Svizzera», sottolinea il gip. Le attività illecite a cui si fa riferimento sono quelle al centro dell’inchiesta: Perotti avrebbe pagato tangenti (mascherate da consulenze) a Incalza e al suo collaboratore-tuttofare Sandro Pacella attraverso la società di ingegneria Green Field Systems , ottenendo in cambio incarichi di direzione lavori nei cantieri delle grandi opere di mezza Italia.

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