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Questo articolo è stato pubblicato il 27 maggio 2015 alle ore 06:37.

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ROMA

Spetta al giudice ordinario, e non a quello amministrativo, decidere sugli atti di sospensione degli amministratori locali condannati, disposti in base alla Legge Severino. È questa la decisione che, secondo indiscrezioni, avrebbero preso ieri le sezioni unite civili della Corte di cassazione. Il verdetto ufficiale si conoscerà al più presto venerdì o, più probabilmente, dopo le elezioni amministrative, contestualmente al deposito della motivazione perché nel civile, a differenza del penale, il dispositivo non è pubblico dopo l’udienza. Ma anche se le indiscrezioni saranno confermate, non cambierà lo scenario per Vincenzo De Luca, candidato in Campania - dove il 31 maggio si vota insieme a Marche, Puglia, Toscana, Liguria, Veneto e Umbria - poiché, in caso di una sua vittoria e di impugnazione del prefetto, spetterà al Tribunale invece che al Tar la decisione sulla sua eleggibilità. Tutto da rifare, invece, per il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, intervenuto in Cassazione e, sempre se saranno confermate le indiscrezioni, uscito soccombente dalla decisione: la sospensiva del Tar che al momento lo mantiene nelle sue funzioni di primo cittadino sarà azzerata ed, entro trenta giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza delle sezioni unite, il sindaco di Napoli dovrà riassumere la questione davanti al giudice civile e attenderne la pronuncia.

Il ricorso alle sezioni unite della Cassazione per stabilire la competenza giurisdizionale sul sul destino dei politici condannati, e perciò incappati nelle maglie della legge Severino, è stato presentato dal «Movimento per la difesa del cittadino», rappresentato al Palazzaccio dall’avvocato Gianluigi Pellegrino. Davanti alla Corte, presieduta da Antonio Rovelli, numero due della Cassazione dopo il primo presidente Giorgio Santacroce, la Procura generale si è espressa per la giurisdizione del giudice ordinario, sia con una requisitoria scritta del sostituto Luigi Salvato e depositata due mesi fa sia con la requisitoria pronunciata ieri in udienza dal Pg Umberto Apice. Musica per le orecchie di Pellegrino; boccone amaro per l’avvocato di De Magistris, Lorenzo Lentini. Ancora di più dopo la notizia, seppure ufficiosa, del verdetto della Corte.

La decisione della Cassazione non dovrebbe avere conseguenze nel giudizio di legittimità costituzionale sollevato dal Tar Campania sulla legge Severino sia perché all’epoca i giudici amministrativi erano legittimati sia perché, nel frattempo, anche la Corte d’appello di Bari si è rivolta alla Consulta nel reintegrare un consigliere pugliese, così come aveva fatto il Tar Campania con De Magistris. Le questioni saranno quindi probabilmente riunite e decise insieme.

La giurisdizione del giudice ordinario non avrà effetti nei casi in cui siano già passate in giudicato le sentenze dei giudici amministrativi. Laddove non sia così, la sentenza delle sezioni unite riporta indietro le lancette. È il caso di De Magistris ma anche di De Luca, candidato governatore del Pd, condannato a gennaio scorso in primo grado per abuso d’ufficio e sospeso dalle funzioni di sindaco di Salerno per effetto della legge Severino, salvo poi essere reintegrato nelle funzioni dal Tar. Nel frattempo, però, la sua partita si è spostata sul governo della Regione e a questo punto avrà davanti a sé tre strade, qualora fosse eletto governatore e l’elezione fosse impugnata dal prefetto davanti al Tribunale: il giudice civile potrebbe decidere nel merito e non reintegrare De Luca; oppure potrebbe decidere anche lui di impugnare davanti alla Consulta la legge Severino sospendendone gli effetti e, quindi, lasciando in carica De Luca; o, ancora, potrebbe emettere un provvedimento di sospensione cautelare e riservarsi di decidere nel merito solo dopo la pronuncia della Consulta sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’appello di Bari.

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