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Questo articolo è stato pubblicato il 26 giugno 2015 alle ore 06:37.

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«Le forze di polizia devono avere libertà assoluta di azione, se devono prendere per il collo un delinquente e questo si sbuccia il ginocchio o si rompe una gamba sono cazzi suoi, ci pensava prima di fare il delinquente». Matteo Salvini scende a Roma per partecipare alla manifestazione del Sap, uno dei sindacati della Polizia, contro la legge che istituisce il reato di tortura.

Il leader della Lega attacca poi il numero uno della Polizia Alessandro Pansa. «Ritengo che l’attuale capo della Polizia di Stato non sia il miglior Capo possibile» e «credo che mai come in questo periodo gli uomini della polizia si siano sentiti abbandonati non solo dalla politica ma anche da alcuni dei loro dirigenti». Il riferimento è alla dura presa di posizione di Pansa, che sospese dal servizio l’agente che in un post aveva rivendicato l’azione alla Diaz e con lui anche un dirigente della Mobile di Cagliari che aveva messo un «mi piace».

Quanto all’introduzione del reato di tortura, per Salvini «si tratta di una legge sbagliata e pericolosa che rischia di far lavorare in condizioni ancora peggiori gli uomini delle Forze dell’ordine: «Il primo delinquente di turno li può denunciare per essere stato arrestato con troppa irruenza o psicologicamente torturato». Questo - aggiunge - non significa assolvere «chi ha sbagliato come alla Diaz» ma «non si possono esporre le forze dell’ordine al ricatto dei delinquenti: « Per l’errore di qualcuno a Genova non possiamo mettere a rischio il lavoro di tutti».

A Salvini ha replicato per il Pd Walter Verini, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera ricordando che lo scorso novembre la Cassazione aveva esplicitamente richiamato il Parlamento per non aver ancora introdotto il reato di tortura nel nostro ordinamento, rendendo l’Italia inadempiente agli obblighi della Convenzione Onu. «In queste ore assistiamo a proteste e critiche scomposte da parte dei vari Salvini di turno alla legge che introduce il reato di tortura proprio seguendo le raccomandazioni Onu». Il reato di tortura - sottolinea Verini - «resta reato comune (punito con la reclusione da 4 a 10 anni), ma aggravato con pene da 5 a 12 anni se commesso dal pubblico ufficiale di cui abbiamo voluto punire l’abuso». Nessuna legge contro le forze dell’ordine ma solo contro «l’abuso o casi di violenza ingiustificata come, per esempio, quelli alla Diaz su cui, non dimentichiamolo mai, un grande poliziotto come Antonio Manganelli ebbe il coraggio di chiedere scusa».

La posizione di Salvini è cindivisa anche da Fi. Maurizio Gasparri critica la legge, in particolare le norme «sull’aspetto psicologico dell’eventuale reato» che, secondo il senatore azzurro, «possono paralizzare l’operato delle forze di polizia nell’ordine pubblico e nella gestione del sistema penitenziario. Il testo va bloccato e riscritto completamente».

Una linea comune, quella tra Lega e Fi, che conferma l’asse tra Salvini e Berlusconi in chiave anti-Renzi sancito ad Arcore. Lo ha confermato lo stesso leader del Carroccio difendendo l’ex premier dall’ennesima tegola giudiziaria (la richiesta di condanna a 5 anni dei Pm di Napoli per la presunta compravendita di senatori): «Prendo atto del fatto che mentre il centrodestra torna a vincere arrivano le solite, ennesime inchieste sulle compravendite dei senatori e su Ruby ter, quater...». Poi interrogato sullo stato del rapporto con Berlusconi, il segretario del Carroccio conferma che è «buono», sottolineando però subito dopo che a contare «non sono le simpatie o le antipatie ma se i progetti sono buoni».

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