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Questo articolo è stato pubblicato il 08 luglio 2015 alle ore 06:37.

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ROMA

Il faro di Palazzo Chigi sulle coperture finanziarie dei provvedimenti economici. E non solo. Il coordinamento della Presidenza del Consiglio si estenderà anche all’individuazione delle risorse necessarie a far fronte alle leggi di spesa e alla definizione di possibili clausole di salvaguardia. Processo, questo, difeso con le unghie e con i denti dai tecnici del Tesoro e fino ad oggi rimasto ad esclusivo appannaggio della Ragioneria generale dello Stato. Con un emendamento alla delega Pa depositato in Commissione affari costituzionali alla Camera dal relatore Pd Ernesto Carbone, si apre dunque una breccia nel fortino dei conti pubblici di via Venti Settembre (Porta Pia in fondo non è così lontana). Fortino che, pur mantenendo ben saldi i suoi poteri di bollinatura dei provvedimenti e di controllo dei saldi di finanza pubblica, in base “all’emendamento Carbone” dovrà comunque relazionarsi e coordinarsi di volta in volta anche con i tecnici di Palazzo Chigi.

In questo modo la tanto inflazionata “cabina di regia” fatta scendere in campo, prima o dopo, dai Governi di questi ultimi anni, con l’emendamento alla delega Pa, trova una sua legittimazione giuridica. E per come è formulato l’emendamento il coordinamento di Palazzo Chigi sugli aspetti economici dei provvedimenti riguarda tutti «gli adempimenti» indicati dalla legge 196 del 2009 (articolo 17), quella per intenderci che ha riformato la struttura della legge finanziaria trasformandola in legge di stabilità e riscritto le regole di finanza pubblica. Oltre al coordinamento sulla stesura delle relazioni tecniche su tutti i provvedimenti che producono effetti finanziari, Palazzo Chigi, potrà dire la sua anche sull’avvenuto raggiungimento dei limiti di spesa autorizzati nei vari decreti o leggi, così come potrà coordinarsi con la Ragioneria nelle individuazione delle clausole di salvaguardia, vera e propria croce e delizia delle ultime manovre finanziarie. Ma sul nuovo ruolo di coordinamento di Palazzo Chigi, spiegano fonti della Presidenza, resta comunque aperto il confronto parlamentare che potrà portare a nuovi chiarimenti o modifiche dell'emendamento Carbone.

Intanto il ministro Marianna Madia ha annunciato che verrà modificato l’emendamento parlamentare, approvato la scorsa settimana, che apre alla possibilità di valutare, nei concorsi pubblici, non solo il titolo di studio, ma anche l’istituzione, vale a dire l’ateneo, che lo ha assegnato: «Da parte del governo non c’è nessun problema anche a cancellare la norma», ha sottolineato ieri la titolare di palazzo Vidoni. L’emendamento (a firma di Marco Meloni, Pd), molto discusso, verrà ora esaminato dalla commissione Cultura della Camera, che dovrebbe pronunciarsi domani. A seguito dei rilievi che verranno fatti, quando la delega Pa arriverà in Aula il partito democratico provvederà a riformulare la disposizione. Il possibile compromesso sull’emendamento lascerebbe il superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso alle selezioni pubbliche. Cassando però il riferimento alla possibilità di “pesarlo” in maniera differente rispetto all’università che lo ha attribuito.

La commissione Affari costituzionali sta accelerando l’esame della riforma Madia e l’emendamento sui nuovi poteri di Palazzo Chigi sui conti pubblici non è il solo depositato ieri dal relatore. L’esigenza di un monitoraggio della riorganizzazione dei ministeri ha portato alla presentazione di un emendamento ad hoc per «riordinare, accorpare o sopprimere» uffici e organismi che si sovrappongono, alla luce, però, della ricognizione, piuttosto parziale, prevista dal Dl 90 (decreto-legge Madia).

Tra gli altri emendamenti a firma Carbone, spicca la proposta di arrivare a «criteri omogenei» per la determinazione del trattamento economico dei componenti e del personale delle Autorità indipendenti. Si apre poi alla possibilità di trasferire il Pubblico registro automobilistico (Pra), retto dall'Aci, al ministero dei Trasporti a cui fa già capo la motorizzazione. Si propone anche un “taglia burocrazia” per le opere di interesse generale e si prova a varare un nuovo assetto funzionale e organizzativo di tutte le forze di polizia, da realizzare pure attraverso la revisione delle misure sulle progressioni di carriera, tenendo conto di merito e professionalità. Altri due emendamenti del relatore intervengono sulle capitanerie di porto (per avere un unico comando generale) e sui costi delle intercettazioni (per ottenere risparmi).

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