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Questo articolo è stato pubblicato il 14 luglio 2015 alle ore 06:38.

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Roma

La procura indiana di New Delhi ieri ha accettato in Corte suprema il procedimento di arbitrato internazionale presso la Corte permanente dell’Aja presentato dall’Italia per il caso dei marò. La Corte ha rinviato al 26 agosto la decisione relativa alla richiesta italiana di sospendere il procedimento giudiziario interno per tutta la durata del procedimento arbitrale, avviato dall’Italia il 26 giugno scorso ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

«Non possiamo sottrarci agli obblighi di una convenzione di cui siamo firmatari», ha detto al giudice il rappresentante del governo indiano, P.S. Narasimha. L’India, ha detto, parteciperà «per dire agli arbitri che la giurisdizione è nostra e non dell'Italia». La Farnesina ha spiegato che «la decisione del Governo indiano di partecipare all’arbitrato internazionale da noi avviato – comunicata in udienza dal suo rappresentante – unita all’estensione da parte della Corte Suprema, senza l’opposizione del Governo di New Delhi, di ulteriori 6 mesi della permanenza in Italia del fuciliere di Marina Latorre, ancorché per un periodo inferiore a quello da noi richiesto, confermano il consolidamento del percorso arbitrale intrapreso dall’Italia il 26 giugno». Il sì all’arbitrato era un atto dovuto, in quanto l’India è firmataria della convenzione dell’Onu sul diritto del mare che all’articolo 287 indica i metodi di soluzione delle dispute.

Soddisfatto il fuciliere di Marina, Massimiliano Latorre, dopo aver appreso che la Corte suprema indiana ha prolungato di sei mesi il suo permesso per rimanere in Italia, «ma il mio pensiero è sempre rivolto a Salvatore e al desiderio di poterlo riabbracciare al più presto, in Italia. È questo il mio pensiero più pressante, ogni giorno». Una autorizzazione legata alla convalescenza dopo l’operazione al cuore subita il 5 gennaio, necessaria dopo l’attacco ischemico del 31 agosto scorso che aveva colpito il fuciliere a New Dehli, dove era trattenuto insieme a Salvatore Girone nell’ambito dell’inchiesta sull’uccisione di due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala nel febbraio 2012.

L’Italia, sottolinea ancora la nota della Farnesina, «si accinge ora ad attivare tutte le misure necessarie per consentire il rientro in Italia anche del fuciliere di Marina Salvatore Girone», che è ancora bloccato a New Delhi, nell’ambasciata italiana. «Siamo sempre in attesa di poterlo rivedere a casa», ha dichiarato la moglie di Girone, Vania Ardito. L’unico pensiero dei familiari «è quello di poterlo riabbracciare presto».

Per Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, «l’arbitrato internazionale può essere la via d’uscita di una situazione imbarazzante che pregiudica i rapporti tra due grandi Paesi come India e Italia». Nicola Latorre, presidente della commissione Difesa del Senato, ha sottolineato come «il dialogo con l’India stia dando i suoi frutti», per cui «ora si rende necessaria l’unità del Paese».

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