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Mafia Capitale: Carminati e Buzzi a processo con rito immediato dal 5…

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in totale alla sbarra 59 persone

Mafia Capitale: Carminati e Buzzi a processo con rito immediato dal 5 novembre

Il gip di Roma, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto il processo con rito immediato per le persone coinvolte nella seconda tranche dell'inchiesta su Mafia Capitale. A giudizio, il prossimo 5 novembre, andranno Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, ritenuti i capi del clan, politici locali e imprenditori. Anche per loro, dunque, così come già avvenuto per gli arrestati nel dicembre scorso, il processo è stato fissato al prossimo 5 novembre davanti ai giudici della X sezione penale.

In totale 59 a processo
Il gip Flavia Costantini, che già il 30 maggio aveva accolto la richiesta di giudizio immediato per 34 indagati finiti in manette a dicembre, ha firmato anche l’analoga richiesta depositata dai pm una settimana fa. In totale sfileranno in 59 nell'aula bunker di Rebibbia, dove per ragioni di sicurezza si svolgerà il processo. Tra loro i presunti capi del clan: l'ex terrorista nero, Massimo Carminati e il ras delle cooperative romane, Salvatore Buzzi. A processo anche esponenti della politica locale come l'ex capogruppo di Fi al consiglio regionale, Luca Gramazio e l'ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti del Pd. Rinviati a giudizio anche i consiglieri comunali Massimo Caprari e Giordano Tredicine, l'ex presidente del Municipio X (Ostia) Andrea Tassone, Guido Magrini, nella qualità di direttore del Dipartimento delle Politiche Sociali della Regione Lazio, l'ex assessore comunale Daniele Ozzimo. Compariranno davanti ai giudici anche l'imprenditore Daniele Pulcini e i dirigenti della cooperativa 'La Cascina' (Francesco Ferrara, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Domenico Cammisa).

Le accuse
Per gli imputati del maxiprocesso le accuse vanno, a vario titolo, dall'associazione per delinquere di stampo mafioso, alla corruzione, turbativa d'asta, estorsione, riciclaggio e usura. La seconda fase dell'indagine, culminata con gli arresti del 4 giugno scorso, ha messo in luce in particolare il business degli immigrati e tutto ciò che riguarda l'attività illecita legata all'accoglienza. Gli accertamenti, così come scrive nell' ordinanza di arresto il gip, evidenziano come Buzzi sia «riferimento di una rete di cooperative sociali che si sono assicurate, nel tempo, mediante pratiche corruttive e rapporti collusivi, numerosi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate».

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