analisi

    Perché il prezzo del petrolio crolla e quello della benzina no?

    3/3 L'annosa questione delle accise

    Gli italiani vedono come il fumo negli occhi le tasse, si sa. Ma nel caso della benzina forse non hanno tutti i torti, perché la componente fiscale da versare allo Stato quando ci si ferma dal benzinaio è davvero salata: tasse e accise pesano in Italia circa il 70% sul prezzo finale, e questo segna gran parte della differenza fra il nostro Paese e altri in Europa. Il caso delle accise (che sono fisse, e quindi pesano in proporzione automaticamente di più quando il prezzo si riduce) è forse il più emblematico e si presta in modo particolare e ben si presta alle recriminazioni e alle lamentele dei consumatori.

    Sono infatti ancora attive quelle per finanziare la guerra d'Etiopia del 1935-36, così come quelle per il disastro del Vajont o il terremoto del Belice, anche se per via dell'inflazione hanno oggi un impatto irrisorio. Quelle introdotte nel 2011 in piena crisi del debito contano invece per quasi per 14 centesimi al litro e spiegano in gran parte, assieme all'aumento dell'Iva dal 20 al 22%, perché oggi il prezzo del gasolio sia ancora superiore all'euro a differenza di quanto avveniva nel gennaio 2009 quando il barile di greggio viaggiava comunque sopra i 30 dollari. “Anche se il prezzo del petrolio fosse gratuito e le case di distribuzione come Eni non facessero pagare la consegna senza generare profitto, fare benzina costerebbe comunque più di 50 centesimi al litro”, conferma Giudici. Lo stato fa cassa con i consumi di carburante degli italiani: non è certo una novità.

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