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Dossier L’energia «pulita» spinge il business delle rinnovabili

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    Dossier | N. 221 articoliPiù start-up con il Sole

    L’energia «pulita» spinge il business delle rinnovabili

    L’energia pulita è un mercato in forte crescita e offre ampio spazio per le nuove imprese, malgrado la concorrenza del barile low-cost. A livello globale, nel 2015 le fonti verdi hanno registrato un nuovo record, con oltre 290 miliardi di euro investiti nel mondo (+21% sul 2014), oltre il doppio dei 130 miliardi investiti nelle fonti fossili. In Italia il mercato ha segnato un incremento a oltre 2 miliardi di investimenti contro il miliardo e mezzo dell’anno precedente. Nel complesso negli ultimi anni la crescita ha rallentato, se si confrontano i ritmi di oggi con gli oltre 10 miliardi investiti nel 2010 o con il botto da 24 miliardi del 2011.

    Le rinnovabili sono comunque una presenza ormai consolidata nel panorama italiano e contribuiscono con un buon 35% al fabbisogno elettrico nazionale. Il periodo 2010-2015 ha consegnato al Paese un parco di generazione pulita di oltre 23 gigawatt di potenza, quasi la metà dei 50 gigawatt rinnovabili complessivi, muovendo investimenti per oltre 50 miliardi di euro. E il mercato degli investimenti verdi cresce anche sul fronte dell’efficienza energetica, che ha messo a segno un giro d’affari di oltre 5 miliardi nel 2014, secondo gli ultimi dati dell’Energy & Strategy Group del Politecnico, con al centro i 3 miliardi di investimenti nell’edilizia residenziale sostenibile. I “negawatt” fanno dunque più gola dei megawatt.

    Il parco di impianti verdi in Italia è composto per un terzo della potenza da idroelettrico, un terzo da fotovoltaico e la rimanente parte da eolico, biomasse e geotermico. Le nuove installazioni eoliche hanno avuto una forte ripresa nel 2015, rispetto alla battuta d’arresto dell’anno precedente, con 670 milioni investiti, seguite dal nuovo fotovoltaico con 560 milioni, dall’idroelettrico con 510 milioni e dalle biomasse con 310 milioni. Ma il vero business, che si sta aprendo in questi anni, sarà nella gestione e manutenzione di questo vasto parco di impianti. L’Energy & Strategy Group ha identificato un mercato da 450 milioni solo per la gestione del parco fotovoltaico italiano e da oltre 360 milioni per l’eolico, senza contare la riqualificazione degli impianti, che avrebbero bisogno di tenersi al passo con i tempi, mentre la tecnologia corre.

    In questo panorama in pieno sviluppo, ampiamente in controtendenza rispetto alla crisi generale del settore energetico, cresce anche l’appetito dei giovani imprenditori per questo mercato. Una startup italiana su dieci, infatti, opera in ambito energetico, in base a uno studio di Bernoni Grant Thornton, condotto in occasione del Good Energy Award, il premio dedicato alle imprese più attente alla sostenibilità, che quest’anno giunge alla settima eidizione. Su 5623 startup presenti in Italia, secondo lo studio, sono ben 598 quelle classificate come “impresa ad alto valore tecnologico in ambito energetico”, ovvero il 10,6%. Dall’elaborazione di Bernoni Grant Thornton sui dati del registro delle imprese, le tre regioni in cui sono più presenti tale tipologia di startup sono la Lombardia con 107 start up green su 1225 (8,7%), l’Emilia Romagna con 82 su 656 (12,5%) e il Veneto con 44 su 413 (10,6%). A livello di percentuale brillano però il Trentino (26 su 185, con una percentuale del 14%) e il Friuli (20 su 139 con una percentuale del 14,3%). Le soluzioni innovative puntano sull’uso delle fonti alternative, ma anche e soprattutto sul risparmio energetico, che si è dimostrato una scelta premiante per le imprese, sia dal punto di vista economico che etico.

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