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La giostra delle nomine nel mirino degli inquirenti

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La giostra delle nomine nel mirino degli inquirenti

  • –Sara Monaci

ROMA

Per ingrassare le casse del “sistema” attraverso le false fatturazioni era necessario avere uomini di fiducia nei ruoli cardine delle più importanti società pubbliche, quelle erogano appalti per milioni di euro. Raffaele Pizza, il presunto “faccendiere” agli arresti da lunedì scorso, riteneva, secondo gli inquirenti, di poter contare sul diretto intervento di Angelino Alfano e del suo consigliere Davide Tedesco. Questa la ricostruzione della procura di Roma e del nucleo Valutario della Gdf.

Le nomine

Davide Tedesco è un nome che viene evidenziato negli atti. Avrebbe gestito quello che per gli investigatori è un vero e proprio scambio: «Ha avuto un ruolo attivo nella relazione esistente tra l’assunzione di Alessandro Alfano (fratello del ministro, ndr) autorizzata direttamente dall’ex ad di Poste, Massimo Sarmi, e la successiva nomina di quest’ultimo alla guida della società Milano Serravalle-Milano Tangenziale spa». Contestualmente Sarmi prese l’incarico anche in Pedemontana, controllata da Serravalle, nei cui uffici si sono recati un mese fa i finanzieri proprio per recuperare documenti sulla sua nomina. «Sono rimasto molto male - dice Sarmi -. Siamo al millantato del millantato».

Questo lo scambio ipotizzato: Alfano fratello sarebbe stato assunto in Poste dietro la presunta offerta a Sarmi di passare alla dirigenza della Serravalle (e di Pedemontana).

A gennaio scorso Pizza avrebbe cominciato a incoraggiare il passaggio di Sarmi in Anas. «C’è il problema di cambiare Pietro Ciucci…hanno pensato che stanno sponsorizzando pesantemente il nome di Sarmi», dice Pizza all’imprenditore Guglielmo Boschetti, il quale risponde: «Lotti (Luca, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ndr) e company (...) attraverso quello della Serravalle».

Pizza si muoveva anche sul fronte Enel. Racconta di Claudio Machetti, direttore finanziario della società pubblica: «Chi lo ha fatto fare...come si chiama...Carrai...è stato Renzi...però io sono riuscito a farlo parlare con Alfano per quello che serviva...e questo in cambio...l’accordo era che diventava direttore finanziario». Gli interessi di Pizza sarebbero stati anche sul fronte «sicurezza interna». In una conversazione riassunta dalla Guardia di finanza, racconta di «un progetto in via di sviluppo su un’area di interesse anche per sicurezza interna del paese». In questo progetto «Pizza dice di aver coinvolto Agostino Ragosa, dice di averlo messo in Aisi (il servizio segreto interno, ndr).

Il conto collettore

L’operatività sul fronte nomine avrebbe avuto un obiettivo specifico. Secondo la Procura di Roma era attraverso il presunto interessamento di manager pubblici che gli imprenditori legati a doppio filo con Pizza riuscivano a incassare appalti milionari, restituendo al “faccendiere” una presunta “stecca” sotto forma di false fatturazioni emesse da società subappaltatrici. In particolare, il denaro sarebbe finito sul “conto corrente collettore n. 190” accesso alla Banca Nazionale del Lavoro e intestato al consulente Alberto Orsini. Tra il 2009 e il 2011 risulta una «movimentazione vorticosa sia in “Dare” per un ammontare pari a 12 milioni 539mila 550 euro, che in “Avere” per 12 milioni 125mila, peraltro non compatibile con un rapporto di conto privato». Ieri infatti nel corsop deglii nterrogatori di garanzia sono arrivate le poriume conferme sull’esistenza del giro di false fatturazioni.

22 milioni dal Viminale

Tuttavia le cose non sempre andavano per il verso giusto. C’è il caso dell'imprenditore Danilo Lucangeli che, secondo quanto dice Pizza in una intercettazione con Orsini, «gli ho fatto prendere i soldi...gli sono stati dati dal ministero dell’Interno...ha fatturato 22 milioni di euro...questo è un ladro», riferendosi al fatto che in cambio non avrebbe ricevuto nulla. Aggiunge che per avere quel denaro dal ministero dell’Interno avrebbe portato Lucangeli «dal numero uno», concludendo che sarebbe sua intenzione «recuperare i soldi».

L’amico al Csm

Tra gli imprenditori con cui Pizza aveva stretto rapporti c'è anche Boschetti, già noto per essere stato coinvolto nell’inchiesta giudiziaria sulla P4. Dal contenuto di una telefonata avuta tra i due emerge una problematica che avrebbe incontrato Boschetti per un progetto svolto per una società pubblica. Quella grana giudiziaria rischia di far saltare questo business che, tuttavia, non è ricostruito negli atti. Sta di fatto che riferisce a Pizza di aver detto a una terza persona di questa società pubblica che «se io non sono compatibile con quell’azienda di m…figurati se io…allora gli devi dire che io non potrei avere accesso libero alla quarta carica dello Stato…quindi a Palazzo dei Marescialli (sede del Consiglio superiore della magistratura, ndr) e non potrei avere la stima e la fiducia della quarta carica dello Stato…digli alla proprietà e non finisce qui la storia…glielo dici che ciò verrà riferito al mio amico…è una questione di rispetto, non nei miei confronti…nei confronti di quella persona».

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