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Dossier «Fiera battistrada nel lifestyle uomo»

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Dossier | N. 25 articoliPitti Uomo 92, lo Speciale di Moda24

«Fiera battistrada nel lifestyle uomo»

Raffaello Napoleone, ad Pitti Immagine
Raffaello Napoleone, ad Pitti Immagine

«Se guardassimo indietro, a cosa fanno i concorrenti, è chiaro che prima o poi qualcuno ci sorpasserebbe. Noi invece guardiamo avanti, con idee e entusiasmo, e sperimentiamo strade nuove». Le “strade” indicate da Raffaello Napoleone, appena riconfermato amministratore delegato di Pitti Immagine (85% Centro di Firenze per la moda italiana, 15% Smi) e guida storica della società fieristica fiorentina da 36,6 milioni di fatturato 2016, puntano a servire (i compratori) e sorprendere (stampa e visitatori) anche in questa 92esima edizione di Pitti Uomo.

Avete ricollocato quattro sezioni espositive della fiera, spostando 250 aziende nei padiglioni della Fortezza da Basso. Perché?

Per fornire ai compratori un’offerta più coerente e puntuale su alcune merceologie sempre più interessanti sul mercato, come le produzioni artigianali riunite in Make, che traslocano alla Sala della Ronda; o come la sezione “Futuro maschile” dedicata all’uomo classico-contemporaneo, una delle più importanti della fiera, che si amplia e aggiunge l’Arena Strozzi alla tradizionale Sala delle Nazioni.

Gli altri due traslochi?

Touch, con la sua natura di sperimentazione e l’approccio internazionale, che abbiamo messo all’ingresso del salone, nel Padiglione Medici; e la sezione Unconventional sugli stili luxury underground che raddoppia gli spazi occupando entrambi gli Archivi. Può sembrare una scelta tecnica e logistica, invece è strategica.

Nel senso che guarda al mercato?

Nel senso che punta a centrare l’offerta, ma anche ad anticipare le tendenze del mercato, a fare da precursori, a rafforzare la vocazione internazionale di Pitti Uomo, frutto del lavoro di scouting che facciamo girando il mondo in lungo e in largo. Lo scouting è un lavoro di tessitura continuo, che serve a creare relazioni forti con i mercati.

Insieme alla fiera crescono gli eventi. Perché?

Gli eventi possono sembrare paralleli al business ed effimeri, ma non è così. Il fatto che Jonathan Anderson, che ha sempre sfilato a Londra, venga a presentare la sua collezione a Firenze ha grande impatto di mercato, perché porta compratori interessati al marchio e attira la stampa. Così come la sfilata di Off-White, che lascerà di stucco per l’idea con cui è stata realizzata.

Quindi gli eventi hanno una funzione primaria?

Esatto. E sbaglia chi li considera solo divertimento. La nostra competizione è sulla materia grigia, sul genius loci fiorentino, e non è neppure una competizione ma una vera e propria strategia, che è servita ad entrare nell’agenda di compratori e stampa non più solo come fiera, ma come appuntamento di riferimento per il lifestyle legato alla moda e agli accessori uomo. La mostra sul Museo effimero della moda a Palazzo Pitti, che segnerà il passaggio della Galleria del costume a Museo della moda, e poi gli eventi di Christian Louboutin, Federico Curradi, il Premio Who is on next, i sei brand emergenti giapponesi della Tokyo Fashion week, i designer australiani del progetto Guest National, sono tutti appuntamenti non ripetitivi, che utilizzano spazi speciali in una città di dimensioni contenute che oggi ha grandi problemi logistici.

A proposito di logistica: fuori dalla Fortezza da Basso incombono i lavori della tramvia; dentro la Fortezza si annunciano da anni i cantieri per il restyling dei padiglioni. Rischi per la fiera?

La priorità sarà far funzionare la fiera nei prossimi anni, contenendo i disagi che inevitabilmente ci saranno. In questa edizione l’impatto dei cantieri della tramvia non sarà ancora così pesante. Per i lavori dentro la Fortezza, invece, restano da fare il progetto esecutivo e poi la gara, ci vorranno ancora un paio d’anni.

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