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Dossier I monomarca Zanotti a quota 115 nel mondo

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Dossier | N. 25 articoliPitti Uomo 92, lo Speciale di Moda24

I monomarca Zanotti a quota 115 nel mondo

Giuseppe Zanotti si rafforza in Asia, nell’area del Pacifico e in Europa Occidentale. Entro la fine del 2018 i negozi monomarca dell’azienda di calzature di lusso di San Mauro Pascoli, in provincia di Forlì-Cesena, passeranno dagli attuali 105 a 115. Le nuove aperture sono previste in Cina, Corea del Sud, Singapore, Vietnam, Australia, Italia (Roma), Germania (Berlino) e a Bicester Village, l’outlet più grande d’Europa, nel Regno Unito.

Un investimento che consolida la vocazione all’export di un’azienda che unisce una manifattura dalle caratteristiche artigianali, con fasi di lavorazione ancora manuali, alla continua sperimentazione. «La nostra principale caratteristica – spiega il fondatore e presidente dell’azienda, Giuseppe Zanotti - è quella di unire la tradizione alla ricerca e all’innovazione tecnologica, grazie al lavoro del team dell’ufficio stile, dove sono impiegate 40 persone, delle quali 20 tecnici che hanno il compito di realizzare i prototipi e di lanciare la produzione. Lavoriamo pellami pregiati con giochi di applicazioni di strass e di borchie, utilizziamo il laser e la grafica tridimensionale e sperimentiamo nuovi materiali plastici a basso impatto ambientale».

Il risultato è l’equilibrio tra ricerca e sviluppo e manualità, con finiture, bordature e pulitura realizzate a mano. Ed è questo equilibrio una delle chiavi del successo di un’azienda che sin dalla nascita, nel 1992, si è posizionata in una fascia altissima di mercato ritagliandosi un profilo internazionale con una produzione che richiede manodopera specializzata. «Ogni nuovo inserimento nell’organico comporta un periodo di formazione di almeno sei o sette mesi», dice Zanotti. Oggi i dipendenti dell’azienda sono 780, impiegati nei due stabilimenti romagnoli, quello di San Mauro, dove si trova il quartier generale, e quello di Misano Adriatico, nel Riminese. E qui che sono prodotte scarpe da uomo, da donna e da bimbo (l’abbigliamento in pelle è affidato a contoterzisti) destinate a soddisfare una domanda che proviene da quasi ogni parte del mondo.

Il 93% del fatturato, che l’anno scorso ha raggiunto quota 171 milioni, è infatti generato dalle esportazioni. Il primo mercato, sbocco storico, resta quello degli Stati Uniti, bacino commerciale che vale da solo il 23% dei ricavi totali e dove l’azienda è presente con 11 negozi monomarca e con corner nelle più importanti catene della grande distribuzione organizzata di fascia alta. Seguono i Paesi dell’Europa Occidentale, che rappresentano circa il 35% del fatturato, la Cina e Macao. Il peso della Russia, che resta uno sbocco importante, è stato ridimensionato dalla crisi del rublo e dall’embargo. Insieme al resto dell’Est Europa oggi vale il 7% dei ricavi complessivi.

Negli ultimi tre anni la politica di espansione all’estero dell’azienda si è concentrata soprattutto sull’Asia dove sono presenti una cinquantina di negozi monomarca gestiti direttamente o tramite contratti di franchising. È di appena un mese fa l’inaugurazione dell’ultimo flagship store di Tokyo.

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