Motori24

Dossier I furgoni alla prova del boom del commercio elettronico

  • Abbonati
  • Accedi
    Dossier | N. 23 articoliAuto business & flotte commerciali

    I furgoni alla prova del boom del commercio elettronico

    Alla fine i furgoni non ce l’hanno fatta a replicare le vendite dell’anno scorso. Pur immatricolando quasi 194mila veicoli, gli autocarri con portata fino a 3,5 tonnellate hanno segnato un arretramento di oltre 3 punti percentuali. È successo tutto nelle ultime settimane (dicembre -19%) del 2017, ma era già nell’aria e gli operatori sapevano che sarebbe stato impossibile avvicinarsi al dicembre 2016, quando l’incertezza sulla proroga del superammortamento aveva spinto tanti clienti a concludere l’acquisto. Invece proprio il superammortamento (prorogato) e la Legge Sabatini hanno fornito il carburante alle vendite del 2017, che però ha mostrato anche periodi di stanca, soprattutto nella seconda metà, tanto che i costruttori sono scesi in campo usando la leva delle autoimmatricolazioni (si legge km0): si stima che a gennaio ci fossero circa 12mila unità già targate, in attesa di un cliente. Gli incentivi, normalmente una fonte di alterazione degli equilibri, servono in questo caso ad accelerare il ricambio di quei furgoni troppo obsoleti, che costituiscono un vulnus per la sicurezza delle strade e per l’aria che respiriamo.

    Secondo Michele Crisci, presidente dell’Unrae, l’associazione delle case automobilistiche estere, «la riflessione da fare anche per il comparto dei veicoli commerciali è sul tema del parco circolante, caratterizzato da oltre un terzo dei veicoli ante Euro 3, quindi con più di 17 anni di vita; è necessario che siano intraprese azioni per incidere efficacemente sullo smaltimento dei veicoli vecchi, meno sicuri e più inquinanti (per i quali è auspicabile che provvedimenti e agevolazioni fiscali come il superammortamento e la legge Sabatini, dimostratisi misure efficaci e necessarie, vengano resi strutturali)».

    Parliamo di mezzi che hanno percorso centinaia di migliaia di chilometri. A livello nazionale rappresentano il 36% del parco circolante, secondo un’analisi del Centro studi e statistiche Unrae su dati Aci. Ma è la classica media del pollo, poiché in ampie zone la situazione è ben peggiore. Se a Firenze il loro peso è del 18% e a Milano del 26%, in città come Napoli, Palermo e Catania sono intorno al 50%. In tutte le regioni del Mezzogiorno la quota di mezzi vecchi ante Euro3 oscilla dal 42% dell’Abruzzo al 53% della Calabria, con Sicilia e Campania appena sotto il 50%. Proprio da qui parte la richiesta dell’Unrae: «Occorre accelerare – prosegue Crisci – la messa in campo di infrastrutture per combustibili alternativi e di ricarica elettrica, nel principio condiviso della neutralità tecnologica che include anche le attuali motorizzazioni Euro 6».

    Dietro questa domanda di rinnovare il parco circolante, rottamando o comunque espellendo quei vecchi mezzi che inquinano molto, c’è un fenomeno preciso: l’esplosione dell’e-commerce. I trasportatori sanno che sempre più le loro consegne saranno destinate ad abitazioni cittadine, e sempre meno queste zone saranno accessibili a mezzi che abbassano la qualità dell’aria. I costruttori si stanno attrezzando, come conferma Luca Bedin, a capo di Volkswagen Veicoli commerciali: «Guardiamo con attenzione alla domanda di propulsioni alternative, con un’offerta che convince in termini di sostenibilità, ovvero il Caddy TGI a metano».

    Però l’e-commerce ha anche un altro impatto sulla filiera distributiva. I grandi operatori delle vendite online, infatti, stanno entrando a gamba tesa negli equilibri dell’ultimo miglio. Il caso covava da tempo ed è scoppiato sotto Natale, nel periodo in cui esplodono i volumi di merce scambiata. È stato in quei giorni che tanti piccoli operatori si sono sentiti rispondere che i furgoni erano già impegnati per distribuire i pacchi del gigante mondiale dell’e-commerce. Così molte strenne le ha portate la Befana anziché Babbo Natale, mentre tanti prodotti deperibili hanno subito una sorte ancora peggiore. L’e-commerce attualmente pesa ancora solo l'8,5% delle vendite a livello mondiale e il 10% in America. Dunque in futuro farà sentire ancora di più il suo peso, ma il colpo sarà assorbito certamente meglio, da parte di un sistema che presto dovrà organizzarsi e pianificare, lasciando poco spazio a improvvisazioni ed estemporaneità. Proprio per definire quali misure siano opportune, circa venti aziende stanno iniziando un percorso di ricerca che le vedrà impegnate fino a settembre. Si tratta del programma della Società del marketing intitolato «È un dettaglio, ma non sparirà», che si propone di individuare una nuova mission per gli esercizi al dettaglio, tra le prime vittime dell’e-commerce.

    © Riproduzione riservata