
Anche se sempre più spesso si sente dire che le esperienze delle corse vengono travasate nella produzione di serie, non sempre è così. A volte, è ancora un'auto di serie che sprigiona la fantasia di creare una per le corse riportando il discorso dove è sempre stato ed è giusto che rimanga.
Ed è proprio questo il caso della Porsche 911 Gt3 Cup, che anima la Carrera Cup in diverse parti del mondo, Italia compresa.
L'abbiamo provata fra i cordoli e le curve dell'autodromo di Imola. La Cup è derivata dalla Gt3: una delle 911 che ogni appassionato vorrebbe avere nel proprio garage. Insomma, un sogno che per moltissimi rimane tale.
La Cup è, ovviamente, qualcosa di differente dalla Gt3 stradale e da tante altre auto che gareggiano. In primo luogo, perché per scendere in pista non sfrutta l'incremento della cavalleria racchiusa nel “flat-six” della versione stradale ma punta su accorgimenti di stampo realmente racing per muoversi fra i cordoli e, infine, perché il suo fascino e la sua personalità sono gli artefici di un record invidiabile. Infatti, considerando tutte le generazioni, è l'auto da corsa più prodotta al mondo: circa 3mila esemplari. Insomma, l'occasione di poterla provare durante le sessioni di prove ufficiali che precedono l'avvio della Carrera Cup Italia 2018 ci è sembrata alquanto ghiotta, pur non avendo assolutamente la presunzione di essere dei piloti.
La “nostra” Gt3 Cup era di prima generazione, con motore di 3,8 litri 460 cv, e non una della seconda serie con il boxer sei cilindri di 4 litri con 485 cv.
In ogni caso, entrambe nascono a Zuffenhausen seguendo i dettami della Fia, animano il campionato di quest'anno nel solco di regolamenti nonché classifiche e premi specifici, hanno potenze inferiori di una ventina di cavalli rispetto ai modelli di serie e non pesano più di 1.200 kg. Abbigliate in maniera da privilegiare l'aerodinamica come enfatizza l'alettone che poggia sulla coda largo 1,84 metri, hanno un cambio sequenziale a comando elettropneumatico con sei marce e come unico ausilio alla guida offrono l'Abs per i freni, con dischi compositi in acciaio. Ecco, tracciato il sintetico identikit.
Porsche Carrera Cup Italia: a Imola al volante della 911 Gt3 Cup
Assecondandola è addomesticabile
Una volta al posto guida, raggiunto contorcendosi tra i tralicci del robusto rollbar di sicurezza, ci si accomoda in un sedile a guscio al quale ci si incolla attraverso cinture di sicurezza a sei punti e si ha davanti un display chiaro, che fornisce indicazione fondamentali per l'utilizzo in pista. Punti in comune con le altre 911: i paddles dietro al volante (con piantone regolabile) per il cambio da utilizzare solo in movimento, perché si parte e ci si ferma utilizzando un tradizionale pedale della frizione, e il pulsante d'avviamento sistemato a sinistra del posto guida, nel punto in cui sulle 911 stradali c'è il blocchetto d'avviamento. La scarna consolle è ricca d'interruttori, fra questi c'è quello che anima la rete elettrica (pompe benzina comprese) e che “autorizza” il momento in cui spingere quello start per avviare il motore. Subito l'abitacolo viene invaso da un affascinante frastuono, quindi: giù la frizione, tocco al paddle per innestare la prima e giocando con frizione e acceleratore ci si muove lungo corsia dei box con la modalità pit-speed, che non fa superare i 60 all'ora. Quindi, via verso l'ingresso pista. Il feeling è meno traumatico di quanto potessi immaginare e, dopo qualche giro per conoscere l'auto e rammentare come si snoda Imola, la confidenza aumenta. Il consiglio ricevuto è quello di essere sempre graduali e dolci sia quando si ruota il volante sia quando si accelera e si frena. Adottando i suggerimenti dati da un professionista della pista, e lasciando a chi sa veramente farlo di spingere la Gt3 Cup ai suoi limiti assoluti, ecco che quando le ruote sono dritte si può godere lo straordinario allungo del flat-six tedesco che si protrae bello pieno sino all'intervento del limitatore a oltre 7mila gira, annunciato dalla variazione del grafico nel display della strumentazione. La progressione continua senza la minima esitazione e con veemenza a ogni cambio marcia, che si manifesta brutalmente ma in maniera esaltante.
Tosa, Piratella, Acque Minerali, Rivazza e Varianti sono curve che, però, impongono rispetto prima di essere affrontate: carico sul pedale del freno progressivo ma deciso, scalate rapide con il paddle di sinistra, dolce rilascio dell'acceleratore e volante mosso gradualmente. Insomma, tutto deve essere fatto alla regola per evitare di girarsi o di mandare a quel paese le gomme. Poi, una volta che la Gt3 Cup si è assestata si riprende il discorso con le ruote dritte, avvolti dal frastuono del motore e con il panorama della pista che ritorna a scorrere veloce. Almeno per i parametri di chi non fa il pilota ma che, alla fine, aumenta la confidenza con la Gt3 Cup, grazie al fil-rouge che la lega alle altre 911. E che forse è la formula che le permette di fregiarsi di essere l'auto da corsa più venduta al mondo.
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