Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

13 novembre 2010

Vaccino anti-Aids, l'Italia fa centro

di Manuela Perrone


Rigenera il sistema immunitario dei sieropositivi e lo riporta verso la normalità, rafforzando l'effetto delle terapie antiretrovirali. Sono promettenti i risultati del vaccino terapeutico anti-Aids messo a punto dal team di Barbara Ensoli all'Istituto superiore di sanità. Uno studio appena pubblicato sulla rivista Plos One illustra i primi esiti della sperimentazione di fase 2 ottenuti su 87 pazienti a 48 settimane dalla somministrazione del vaccino. Il test si concluderà quando tutti i 160 soggetti previsti saranno arruolati. «Ma i risultati sono stati talmente rapidi ed entusiasmanti – spiega Ensoli – da spingerci a pubblicare i dati».

Il vaccino – "nato" da quasi 15 anni e in corso di sperimentazione in 11 centri clinici di sei regioni, tra cui il San Raffaele di Milano e il San Gallicano di Roma – agisce contro la proteina Tat, centrale nella replicazione del virus Hiv, ed è stato inoculato mensilmente per via intradermica a due dosaggi (7,5 o 30 microgrammi) per tre o cinque volte in pazienti curati efficacemente con terapia antiretrovirale. «I farmaci non bloccano l'immunoattivazione, lo stato di allarme continuo del sistema immunitario, perché Tat continua a essere prodotto e quindi non riescono a ristabilire l'omeostasi del sistema immunitario», dice Ensoli.

«Per questo i pazienti finiscono per manifestare problemi cardiovascolari, renali e cerebrali in un quadro di invecchiamento precoce». Il segreto del vaccino sta qui: bloccando l'azione di Tat, «arriva dove i farmaci non arrivano». Lo dimostra il confronto tra gli 87 pazienti vaccinati e 88 persone curate con la sola terapia antiretrovirale. I primi stanno meglio: hanno presentato un significativo aumento delle cellule T CD4+ e dei linfociti B, componenti essenziali del sistema immunitario.

È comunque presto per il trionfalismo. La sperimentazione ha provato che il vaccino è sicuro e che aiuta i farmaci a funzionare meglio. Ma non sappiamo se in futuro potrà diventare sostitutivo della terapia né se può avere un effetto preventivo nei sani. «Per ora è urgente completare la fase 2, passando dagli attuali 128 pazienti arruolati a 160», osserva Ensoli. «E bisogna trovare i fondi: abbiamo ricevuto dal ministero della Salute 13 milioni sui 21 necessari». Mani tese dal ministro Ferruccio Fazio, fiero del «risultato tutto italiano»: «In un modo o nell'altro i finanziamenti si troveranno, nell'interesse dei malati». Voce fuori dal coro l'immunologo Fernando Aiuti, che raccomanda invece «estrema cautela», anche nell'investimento.

Il vaccino Tat ha però un valore aggiunto. «È un modello perfetto di ricerca traslazionale pubblica, cominciata dal laboratorio per arrivare al letto del paziente», afferma Enrico Garaci, presidente Iss. «L'Istituto ha protetto la proprietà intellettuale registrando dieci brevetti». Ciò non esclude la futura partecipazione dell'industria, anzi. «Siamo aperti a ogni collaborazione», precisa Ensoli: «L'ideale sarebbe lavorare tutti insieme».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


13 novembre 2010