Il Sole 24 Ore
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Pedaggi uguali per tutti

di Juan Carlos De Martin


Propongo un esercizio mentale. Immaginate il presidente di un'importante autostrada mentre rilascia un'intervista a un giornale. Immaginatelo con volto corrucciato perché sta dicendo che molte aziende fanno importanti profitti grazie alle sue autostrade. Come, per esempio, la nota azienda del lusso Hermoogles, che invia le sue pregiate borsette in tutto il mondo con una flotta di camioncini dedicati. O la Visoliber, la potente società di pubblicità che ogni giorno spedisce miliardi di messaggi in tutto il mondo grazie a legioni di pony express.

Eppure, dice il presidente, dei profitti di Hermoogles e Visoliber le autostrade non vedono un euro. Le autostrade ricevono in pagamento solo i "meri pedaggi" pagati dai mezzi di tali aziende, anche se investono somme molto importanti in manutenzioni e ampliamenti, a chiaro vantaggio anche di Hermoogles e Visoliber. Le autostrade, inoltre, stanno facendo grandi sforzi per sviluppare le Next Generation Highways (Ngh, nel gergo tecnico delle autostrade). Di questi grandi investimenti le aziende "parassite" profittano senza contribuire. Anzi: affollando e congestionando le corsie. È ora di cambiare, esclama il presidente. È ora che le autostrade salgano nella «catena del valore».

Terminiamo qui l'esercizio mentale. Che cosa ne pensate? A metà tra il ridicolo e l'ansiogeno, vero? Eppure, con qualche adattamento, l'intervista immaginata ha già avuto luogo. Negli Stati Uniti come in Europa, a Washington come a Bruxselles. Dovete solo rimpiazzare "autostrade" con "accesso a internet", Hermoogles con Google, Visoliber con Facebook e Ngh (acronimo inventato) con Ngn (Next Generation Network). Eppure, mentre la prospettiva di un gestore autostradale che voglia estrarre una rendita aggiuntiva dai fruitori ci sembra totalmente inaccettabile, per qualche motivo l'analoga pretesa rivolta a pacchetti di bit non viene immediatamente considerata altrettanto irricevibile. Eppure c'è davvero molto in gioco, ancor più che nel caso delle autostrade. Internet innerva tutti i settori produttivi, dalle banche alla manifattura, toccando la grande azienda come la start-up, la pubblica amministrazione come il blogger solitario. E così, come negheremmo senza esitazioni alle autostrade il diritto a un pedaggio diverso a seconda del tipo di trasporto, o la possibilità di siglare accordi personalizzati ad esempio per le auto di marca tedesca, analogamente dovremmo reagire quando si cerca di affermare un presunto diritto a discriminare utenti, contenuti, applicazioni e servizi su internet.

Non riguarda solo le Hermoogles e le Visoliber del presente. Le aziende con tasche profonde hanno risorse economiche e organizzative per arrivare ad accordi con tutte le principali autostrade del mondo. Il pericolo è per l'innovazione. La piccola startup Vuittahoo! (nome ipotetico), potenziale futuro competitor di Hermoogles, oggi deve solo pensare ad avere un prodotto o servizio competitivo. Un domani, per evitare che i propri camioncini arrivino sistematicamente dopo quelli di Hermoogles, dovrà mettere in conto una laboriosa e costosa serie di negoziati con tutte le autostrade del mondo. Una formidabile barriera all'ingresso, con effetti molto gravi.
È per questo motivo che sulle prime pagine di tutti i quotidiani sono almeno due anni che si parla di "neutralità della rete". Una internet non neutrale semplicemente non sarebbe più internet, ma un mezzo dove alcuni guardiani decidono quale innovazione far decollare, e a che prezzo e a quali condizioni. Con effetti non solo sull'economia, ma anche sulla società e la politica in senso lato, toccando diritti fondamentali come la libertà di espressione.

Ecco perché è da guardare con attenzione ciò che sta capitando a Washington e a Bruxelles. A fine 2010 la Federal Communications Commission ha emesso regole giudicate da numerosi analisti non abbastanza nette nel proteggere la neutralità della Rete, in particolare per quello che riguarda l'accesso wireless. La commissaria europea Neelie Kroes a metà gennaio ha dichiarato con forza al parlamento europeo la neutralità della rete essenziale per il futuro di internet. Sarebbe ora opportuno che una direttiva traducesse tale lodevole posizione in normativa europea, eliminando le ambiguità ancora perduranti.
Per il futuro di internet è insomma molto importante che chi ha il dovere di vigilare, vigili. Garantendo, ogni qualvolta ce ne sarà bisogno, che l'immaginario presidente delle autostrade si limiti a fare bene il suo mestiere, che è quello – essenziale – di far scorrere il traffico veloce e sicuro in cambio di incassi sotto forma di pedaggi autostradali. Non quello di estrarre rendite aggiuntive diventando l'arbitro di chi passa e chi non passa.