Il Sole 24 Ore
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A CIASCUN LUOGO IL SUO FUTURO

MAURO GAROFALO



La Terra sta cambiando. Le ultime guerre, il disastro nucleare di Fukushima in Giappone pongono interrogativi sul binomio uomo-energia. Cosa succederà domani? Ne parliamo con Bill McKibben, giornalista e scrittore, definito da «Time Magazine» come il miglior ecogiornalista a livello globale. «Credo sia abbastanza possibile immaginare un futuro utile e costruttivo – afferma – sia per le aree rurali sia per quelle urbane; le periferie invece mi danno più da pensare perché direttamente collegate con un grande consumo di carburanti. Penso che una delle più importanti intuizioni che vengono dall'ecologia sia relativa al fatto che i futuri avranno aspetti diversi in luoghi diversi, a seconda di come le persone risponderanno a specifiche condizioni fisiche, diversamente dall'appiattimento della differenza che ha caratterizzato lo sviluppo della popolazione del pianeta impostato sui combustibili fossili».
Dopo il fallimento del summit di Copenaghen «l'esistenza di combustibile fossile a buon mercato spiega molto più di ogni altra variabile le caratteristiche del mondo moderno. Se saremo in grado di inserire nel prezzo del carbone e del petrolio il danno che arrechiamo a noi stessi, prima ancora che all'ambiente, potremmo essere in grado di muoverci verso nuove direzioni. Le logiche dei combustibili successivi – sole e vento – sono molto diverse, più localizzate. Sarebbe interessante vedere cosa ne potrebbe uscire fuori».
McKibben è fondatore dell'eco-organizzazione 350.org ed è autore del libro-cult «Terraa. Come farcela su un pianeta più ostile» (Edizioni Ambiente, € 20). Da molti definito come libro dell'anno, «Terraa» è un saggio che analizza dati di un pianeta compromesso dall'ossessione umana per la crescita e la grande dimensione. Consumare o non consumare, dunque, questo il dilemma? Per l'ecogiornalista «i cambiamenti più interessanti nei consumi avvengono lungo l'asse locale-globale. Gli americani hanno reso i mercati degli agricoltori locali il settore a più alto tasso di crescita della nostra economia alimentare degli ultimi quindici anni, un dato straordinariamente interessante. Non è poco, soprattutto se pensiamo che queste economie portano ulteriore ricchezza sociale: per l'acquirente medio, l'acquisto presso un produttore locale si traduce poi in conversazioni e incontri dieci volte più lunghi, per visita, rispetto al supermercato».
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si... consuma? «La vita da rockstar non ha appeal. Viviamo in un mondo che consuma tanto perché esiste una vera e propria industria, la pubblicità, che non produce altro se non beni e bisogni lontani dalle nostre vere preferenze istintuali».
Le tre cose da fare per preservare la Terra: «L'acquisto a livello locale; andare in sella a una bicicletta quando è possibile; parlare di politica con i vostri vicini». I tre più bei posti della Terra: «Ognuno ha un paesaggio che sente col cuore (o almeno, lo spero). Per me, sono le montagne del Nordest degli Stati Uniti».
Messaggio in bottiglia: «Pianeta Terra: a noi la sua conservazione, per il nostro futuro».
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