Il Sole 24 Ore
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Digitali nei secoli dei secoli

Antonio Dini


Tre anni di lavoro. Due milioni e mezzo di documenti digitalizzati nel laboratorio di Fotoriproduzione digitale, sia in formato Tiff ad alta qualità che in formati compressi per una rapida consultazione. Una mole di dati impressionante – 48 Terabyte di immagini – gestita da un sistema di server ridondanti e con un backup continuo su nastro, riposto in una cassaforte sotterranea in grado di resistere a un bombardamento. Missione compiuta, quindi? No, è solo l'inizio. È stata solo scalfita la superficie di un'opera titanica che richiederà decenni e che toccherà un numero di documenti impossibile da quantificare con precisione, nell'ordine delle decine di milioni. Come spiega Daniele Gallinella, responsabile del servizio informatico: «È impossibile fare una stima anche solo approssimativa dei documenti dell'archivio. Ogni faldone può contenere poche pagine come decine e decine, in alcuni casi centinaia di fogli. E l'intero archivio è composto da 85 chilometri di scaffalature piene di raccoglitori».
Benvenuti all'Archivum Secretum Vaticanum, uno degli archivi di Stato più grandi al mondo. Custodito in un bunker sotterraneo a due piani, nel cuore del Vaticano, sotto il cortile della Pigna, l'Archivum raccoglie i documenti ufficiali a partire dal 1612 per volontà dei Papi, ma con carte che in realtà predatano abbondantemente l'istituzione. Ci sono fogli che risalgono all'VIII secolo. Come spiegano gli archivisti, il termine "secretum" viene frainteso: in latino non vuol dire "segreto", ma "privato", "personale".
È l'archivio a diretta disposizione del Pontefice in cui sono collezionati i documenti di Stato: lettere, atti ufficiali, sentenze della Sacra Rota, archivi storici degli uffici di Curia e delle rappresentanze pontificie (oltre 75 fra nunziature e delegazioni apostoliche dal XVI a tutto il XX secolo), archivi di famiglie nobili, di singoli personaggi, atti di concili e sinodi, documenti di ordini, istituti religiosi, arciconfraternite. E poi indici. Decine e decine di indici. In tutto sono più di 1.200 e raccolgono in maniera sistematica buona parte delle informazioni dell'archivio e altre informazioni che non ci sono più.
È soverchiante l'infinita mole di conoscenza contenuta nell'archivio, che ha validità soprattutto per lo studioso che vi può accedere dal 1881, anche se non mancano le curiosità sia per lo storico che per la persona comune (cento documenti sono esposti nei Musei Capitolini per la mostra "Lux in arcana", sponsorizzata da Emc). Abbiamo visitato le stanze di consultazione e la sontuosa Sala Indici intitolata a Leone XIII dove sono conservati i 1.200 indici tra cui lo schedario Garampi. Proprio l'importanza di questo schedario, opera straordinaria di Giuseppe Garampi, prefetto dell'Archivum tra il 1751 e il 1772, fa capire quanto sia complessa l'opera di digitalizzazione a cui si apprestano gli esperti del Vaticano.
Il Garampi con i suoi collaboratori setacciò l'intero archivio, segnandosi tutto. Voleva scrivere l'Orbis Christianus, la prima e unica opera "totale" sulla cristianità, che non vide mai la luce. Quel che il Garampi riuscì a fare fu costruire un gigantesco indice, in un'unica copia, che oggi è la mappa per muoversi nell'archivio. Sono 125 grossi volumi con 800mila schede, un patrimonio straordinario. «Senza lo Schedario Garampi non potremmo muoverci nell'archivio. E per la digitalizzazione vale la stessa regola: senza uno schedario non serve a niente», dice Gallinella. Il concetto è chiaro. I dati isolati non hanno utilità. Devono essere strutturati per trasformarsi in informazione. Se questa poi viene messa in un contesto, diventa conoscenza. La stessa cosa accade ai 2,5 milioni di immagini finora digitalizzate e a quelle che seguiranno. Non sono pagine di libro stampato ma documenti scritti a mano, per questo non possono essere processati in maniera automatica. Per i dieci informatici alle dipendenze di Gallinella il lavoro è complesso.
Oggi si lavora alla digitalizzazione degli indici. Sono stati fatti i primi 259, la strada è ancora lunga. Ma vengono via via utilizzate versioni digitali per sostituire quelle originali e la versione elettronica è presente anche nella rete locale di terminali disponibili in tutte le sale della struttura e, per gli studiosi, nella Sala Consultazione Stampati "Sisto V". L'obiettivo segue i tempi del Vaticano, che è un'istituzione secolare: dieci, venti anni non sono niente. Il lavoro è stato avviato. Ci vorrà il tempo che ci vorrà. La tecnologia, docile, deve adattarsi a questo ambiente. «Lo sta già facendo», conclude Gallinella.
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48
Terabyte I dati digitalizzati finora e custoditi nei sotterranei