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Il segreto di Snapchat? Non è un social network ma una camera…

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Il segreto di Snapchat? Non è un social network ma una camera company

 I fondatori di Snapchat, Bobby Murphy e  Evan Spiegel, con il presidente del Nyse, Thomas Farley (Afp)
I fondatori di Snapchat, Bobby Murphy e Evan Spiegel, con il presidente del Nyse, Thomas Farley (Afp)

Chiedetelo a un teen-ager cosa è Snapchat. Non a un analista finanziario e neppure a un esperto tecnologia. Solo loro sanno quello che alcuni investitori hanno già capito. Snapchat non è semplicemente l’applicazione per condividere foto che scompaiono dopo 24 ore. Se così fosse non avrebbe resistito un secondo alla mossa di Mark Zuckerberg con un semplice copia-incolla ha inglobato dentro Facebook, WhatsApp e Instagram la funzionalità che rende effimero lo scambio di contenuti online. Non è neppure solo una applicazione per smartphone che si limita a modificare i volti dei soggetti aggiungendo fumetti, oggetti virtuali, effetti di realtà aumentate. Sul mercato primeggiava da tempo la startup di filtri Msqrd che infatti a maggio è stata acquisita da Facebook.

Snapchat non è infine neppure semplicemente l’ennesima piattaforma per comunicare che si sostiene con l’advertising. Se così fosse DreamWorks e Jim Beam non avrebbero acquistato gli annunci video a tutto schermo che appaiono all'interno di Storie. Su Snapchat, va ricordato, gli snap sono foto e video che vengono condivisi privatamente dai propri amici e possono essere visualizzati solamente una volta. Le storie invece, come detto sono album di foto e video che durano 24 ore e possono essere visualizzati da tutti i propri contatti.

Insomma, se lo chiedete a un teen-ager vi spiegherà che Snapchat non è un social network. E neppure una media company. Può essere invece definita una società di hardware specializzata nelle digital imaging, una camera company, per usare una espressione da tecnologi. L’assunzione di alcune centinaia di esperti nella realtà virtuale va proprio in questa direzione. E un indizio sono proprio gli Spetcacles. Sono occhiali acquistabili solo online e solo negli Stati Uniti. Costano 130 dollari e sono in tutto e per tutto occhiali da Sole. Grazie a un piccola telecamera gli utenti possono registrare brevi video, in alta qualità e in un formato simile al fish eye (con un campo visivo che si allunga fino a 115 gradi), e successivamente possono poi condividerli con i propri amici su Snapchat .

Secondo il New York Times nelle intenzioni della società fondata da Bobby Murphy ed Evan Spiegel ci sarebbe anche un drone. Probabilmente non sarebbe interamente costruito da Snap. L’idea secondo gli osservatori di cose tecnologiche potrebbe essere quella di realizzare una camera da montare sui droni. In questo modo, gli utenti potrebbe condividere video e fotografie con un punto di vista diverso da quello offerto da smartphone e occhiali.

Se così fosse, Snapchat rappresenterebbe qualche cosa di più di un semplice software di messaggistica. Nella sostanza assomiglierebbe sempre di più a Facebook che dall’anno scorso ha comunicato ad acquisire anche startup dell’hardware come nel caso di Oculus, il caschetto di realtà virtuale più popolare tra quelli in circolazione.

Questo almeno da un punto di vista di mercato. Se però davvero chiediamo a un teen-ager cosa rappresenta per lui Snapchat otterremmo con ogni probabilità una risposta che non ci aspettiamo. Per loro Snapchat è un brand identitario. Uno strumento capace di identificare un linguaggio e una community. I gusti dei “giovani” non sono un asset e spesso abbiamo visto come gli spostamenti sui social possano essere anche repentini (si veda la crisi di Twitter). Tuttavia, ciò che sembra aver convinto gli analisti è la velocità di penetrazione sui giovani su un device, come lo smartphone, particolarmente interessante sotto il profilo della raccolta pubblicitaria.

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