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Cambridge Analytica fallisce, ma i personaggi chiave si spostano in Emerdata

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dopo lo scandalo

Cambridge Analytica fallisce, ma i personaggi chiave si spostano in Emerdata

Alexander Nix, ex ceo di Cambridge Analytica, si è dimesso nel pieno dello scandalo dati
Alexander Nix, ex ceo di Cambridge Analytica, si è dimesso nel pieno dello scandalo dati

Che il futuro di Cambridge Analytica fosse segnato non c'erano grossi dubbi. Il datagate scoppiato a metà marzo ha avuto un'eco internazionale, se ne è discusso per settimane, ha coinvolto Facebook e Zuckerberg con un'esposizione incredibile, tanto da sollevare l'interesse del Congresso statunitense e dell'Unione Europea. Per questo le chance di sopravvivenza per la società britannica e per la sua casa madre Scl Group erano parse sin da subito pochissime. La bancarotta avviata nelle ultime ore in USA e Gran Bretagna, insomma, è una conseguenza abbastanza logica. E per alcuni può sembrare anche un tentativo di sfuggire alle indagini ancora in corso sullo scandalo dei dati utilizzati a scopo elettorale.

Ma basta veramente il fallimento di Cambridge Analytica ed Scl per chiudere definitivamente questa faccenda? Difficile dirlo, anche perché esistono due variabili molto forti che rimangono in campo: gli uomini chiave della società con sede a Londra e i dati di 87milioni di utenti Facebook. Ergo: se Cambridge Analytica chiude, i dati in suo possesso e le persone che ci lavoravano fino a ieri esistono ancora. E a quanto pare, molte di queste ultime si stanno accasando presso una nuova società chiamata Emerdata.

Il rischio riciclo
Emerdata è una Private limited Company fino a ieri sconosciuta: nata il 31 agosto del 2017, fino a gennaio del 2018 è rimasta praticamente inattiva. È ubicata a Londra, al Pkf Littlejohn 1 Westferry Circus. La descrizione della sua attività è abbastanza eloquente: “Data processing, hosting and related activities”. Il core business di questa nuova entità, manco a dirlo, è incentrato sui dati. E i nomi che la compongono destano più di un sospetto. Il 16 marzo di quest'anno, precisamente due giorni prima che Facebook denunciasse l'accaduto con una nota ufficiale, Jennifer e Rebekah Mercer, figlie del miliardario Robert Mercer, sono entrate in Emerdata: entrambe col ruolo di direttore, la prima ha ufficio in Florida, la seconda sulla prestigiosa Fifth Avenue di Manhattan. Mercer è un vecchio sostenitore di Donald Trump, ma soprattutto uno dei finanziatori chiave di Cambridge Analytica. Ma non è finita qui. Fra le figure chiave della nuova società londinese ci sono anche Julian Wheatland, presidente del gruppo Scl, e Alexander Tayler, per meno di un mese Ceo di Cambridge Analytica dopo le dimissioni di Alexander Nix: per entrambi un ruolo presidenziale. Proprio Nix, invece, risulta dimissionario anche da Emerdata: approdato in società il 23 gennaio 2018, l'ha abbandonata il 28 marzo, in piena bufera.

Molti dei nomi forti, insomma, sembrano tutti essersi riciclati in questa nuova società. E secondo il New York Times, un dirigente di Scl Group, Nigel Oakes, ha descritto pubblicamente Emerdata come un modo per fondere Scl e Cambridge Analytica sotto un nuovo vessillo. Un nome nuovo a cui affidare competenze e proprietà intellettuali. E anche i dati? La domanda è destinata a rimanere senza risposta, almeno per adesso, e va considerata la variabile riguardante la trasferibilità dei dati: basta un semplice hard disk per prelevare i dati di 87milioni di utenti e portarli da un'altra parte, se proprio si vuole rimanere alla larga da operazioni di storage online. Va ricordato che su Cambridge Analytica, nonostante la bancarotta, pende un'indagine dell'Information Commissioner's Office. L'obiettivo è quello di stabilire cosa abbia fatto la società londinese con i dati degli utenti Facebook. E soprattutto, che fine abbiano fatto adesso quei dati.

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