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Azionisti contro Amazon: «Stop ai sistemi di riconoscimento facciale per il Governo Usa»

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Mentre il divorzio in casa Bezos mette a rishio la stabilità azionaria e rimane alta l’attenzione sul rispetto dei diritti dei lavoratori, Amazon si trova a dover affrontare una nuova fonte di tensione in nome dei diritti umani. Per il momento limitata ma potenzialmente a rischio di crescere d’intensità. Un gruppo di azionisti, guidati da fondazioni di ordini di suore cattoliche, hanno presentato una richiesta al board perché il colosso globale dell’ecommerce smetta di fornire alle agenzie governative Usa la propria tecnologia di riconoscimento facciale.

Gli azionisti chiedono al management che sia chiarito l’utilizzo della tecnologia, nello specifico il software Rekognition, per verificare che «non contribuisca o provochi violazioni effettive o potenziali dei diritti civili e umani» prima di fornirla ad agenzie governative, comprese quella di pubblica sicurezza, afferma la risoluzione.

Il gruppo guidato dalle Sisters of St Joseph of Brentwood raccoglie azioni per un controvalore pari a 1,32 miliardi di dollari, una quota infinitesimale per un gruppo che si avvicina agli 830 miliardi di capitalizzazione. Ma si tratta comunque della prima volta che la questione del rispetto dei diritti umani nell’ambito dei sistemi di riconoscimento facciale viene sollevato in un’azienda di questo calibro.

Amazon ha presentato in più occasioni Rekognition come un programma utile per contrastare il traffico di umani e bloccare lo sfruttamento dei minori. Ma i movimenti dei diritti umani hanno ora messo il sistema nel mirino. L’American Civil Liberties Union ha rivelato lo scorso anno che il software è fornito anche ad agenzie govenrative Usa a scopo di sicurezza. Successivamente la stessa Aclu ha denunciato che Rekognition aveva identificato in maniera errata una trentina di membri del Congresso come persone con precedenti penali.

Oltre ad Amazon, la battaglia contro i software di questo genere ha coinvolto anche Microsoft e Google. Gli azionisti del supermercato globale online avevano già scritto a Bezos perché intervenisse e, in assenza di risposta, hanno deciso di alzare il tiro chiedendo che la questione sia messa in votazione alla prossima assemblea degli azionisti.

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