Il capitano Richard Phillips, 53 anni, comandante della Maersk Alabama, nelle mani dei pirati somali da cinque giorni, è stato liberato in seguito a un blitz degli incursori della Marina americana, i Navy Seals. Lo ha raccontato per prima la Cnn e poco dopo è arrivata la conferma del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, attraverso la portavoce Laura Tischler.

Le fasi della liberazione sono state drammatiche: il comandante si è gettato in acqua dalla scialuppa mentre gli incursori hanno ucciso i tre pirati rimasti a bordo. Al momento della sparatoria il quarto pirata, ora agli arresti, si trovava a bordo del cacciatorpediniere Bainbridge dove stava negoziando la liberazione di Phillips. Il comandante della portacontainer è stato condotto a bordo dello stesso cacciatorpediniere. Ieri in serata i 19 uomini dell'equipaggio del Maersk Alabama sequestrata dai pirati erano sbarcati nel porto keniota di Mombasa, felici per la liberazione, ma tristi per l'assenza del loro capitano, sacrificatosi per loro come ostaggio per salvarli. L'equipaggio ha accolto la notizia della liberazione con grida di giubilo.

La situazione del rimorchiatore italiano Buccaneer
Ancora nessuna richiesta di riscatto per il rimorchiatore italiano Buccaneer, sequestrato sabato mattina dai pirati nelle acque del Golfo di Aden - con a bordo sedici persone dell'equipaggio, di cui 10 italiani, cinque romeni e un croato - ma se ci saranno negoziati fra italiani e somali «saranno fluidi» e «rapidi».

Questa l'opinione espresso all'Apcom da Andrew Mwangura, capo dell'East African Seafarer Assistance Programme (Easap, programma di assistenza ai naviganti della regione, con sede in Kenya), e uno dei massimi esperti di pirateria nella regione. «Gli italiani hanno legami storici con la Somalia, e quindi io mi aspetto che i negoziati siano più fluidi e rapidi del solito», ha detto Mwangura. L'esperto, che ieri è stato fra i primi a dare la notizia del sequestro della nave italiana, sottolinea che «in questo caso i meccanismi dovrebbero essere meno complicati di quanto avviene in genere in questi sequestri».

Fra i motivi, oltre alla «conoscenza reciproca» fra italiani e somali per ragioni storiche, Mwangura ha citato le ragioni linguistiche. Sull'entità di una possibile richiesta di riscatto, Mwangura è convinto che possa facilmente arrivare fino a due milioni di dollari: «Dipende dalla nave, dalla nazionalità dell'equipaggio - ha spiegato - per una nave europea in buone condizioni con equipaggio europeo, come è il caso del Buccaneer, si può arrivare a due milioni di dollari».

Il silenzio stampa della Micoperi
L'armatore della Buccaneer, Silvio Bartolotti, titolare della Micoperi Marine Contractors di Ravenna, ha spiegato che nel caso in cui venisse avanzata una richiesta di riscatto «decideremo con l'Unità di crisi della Farnesina, perchè nel momento in cui si creano queste situazioni noi siamo pronti a valutare qualsiasi ipotesi. L'importante per noi è salvare l'equipaggio». Bartolotti, tuttavia, ha messo nel conto «alcuni giorni di attesa prima che sia stabilisca un contatto». La Micoperi ha fatto sapere in serata di avere optato per il silenzio stampa.

«Le molte notizie uscite sulla stampa - si legge nel comunicato della società ravennate - e su Internet da fonti diverse, largamente ripetizioni di notizie imprecise e di cui non abbiamo alcuna conferma, la nostra disponibilità da ieri mattina alle molte richieste di informazioni, la grande attenzione ricevuta dai media internazionali, la mancanza di nuove notizie e l'assenza di qualunque contatto con i pirati, la previsione di alcuni giorni di attesa prima che si stabilisca un contatto (certamente favorito dai riflettori spenti), ci impongono una sosta e il silenzio stampa, fino a data da destinarsi».

Buccaneer nei pressi delle coste somale
Il rimorchiatore ha raggiunto domenica le coste somale. I componenti dell'equipaggio starebbero bene, ha riferito Bartolotti. «Ci sono contatti con nazioni limitrofe che dicono che non ci sono problemi», ha spiegato il manager ai microfoni del Gr regionale Rai. «Non ci aspettavamo l'assalto, la cosa ci ha meravigliato», ha aggiunto. «Abbiamo osservato tutte le procedure, i contatti con la nave avvenivano due volte al giorno e veniva controllata la rotta».

«Noi auspichiamo - ha detto ancora Bartolotti - che la presenza militare internazionale abbia anche quegli strumenti tecnici ed elettronici per poter monitorare la situazione minuto per minuto». Sull'equipaggio, Bartolotti ha riconfermato che si tratta di «persone la cui professionalità è ben conosciuta, e questo ci conforta, perchè è gente che sa tenere i nervi saldi. Ci dispiace far vivere loro una Pasqua di questo genere, ma la stiamo vivendo molto male anche noi in azienda».

Secondo uno dei capi dei pirati - contattato dalla France Press a Eyl - il rimorchiatore dirigeva verso le coste del villaggio di Lasqorey, nella regione autonomista somala del Puntland.

Farnesina: «Massimo riserbo»
E si è svolta stamattina presso l'Unità di Crisi della Farnesina, «su impulso del Ministero degli Esteri e della Difesa, una riunione interministeriale per mettere a punto le attività di coordinamento, in prospettiva anche con le autorità del Governo di transizione somalo». Lo ha reso noto un comunicato del ministero degli Esteri. Nell'area dove è avvenuto il sequestro sta già operando la fregata Maestrale della Marina militare italiana (in coordinamento con la missione dell'Unione europea anti-pirateria Atalanta.). Il ministero degli Esteri assicura «attraverso la società armatrice, il mantenimento dei contatti con le famiglie dei sequestrati italiani a bordo del Buccaneer». La Farnesina ha ribadito, infine, anche ai mezzi di informazione l'opportunità di mantenere il massimo riserbo a tutela dell'incolumità dei cittadini italiani sequestrati al fine di favorire un esito positivo della vicenda.

Le famiglie: lo abbiamo saputo dal Televideo
«Lo abbiamo saputo dal Televideo...». Così la moglie di Tommaso Cavuto, ufficiale di macchina della nave sequestrata dai pirati in Somalia, ha riferito di vivere «un momento d'ansia terribile». Cavuto è di Ortona (Chieti). È partito lo scorso 20 gennaio e avrebbe dovuto far rientro a casa a maggio. «L'ultima volta che lo abbiamo sentito è stato martedì scorso ed era in viaggio verso la Somalia - ha raccontato la moglie Franca - la notizia del sequestro ce l'ha confermata la società, la Micoperi. Non sappiamo altro».

Ore di apprensione anche a Torre del Greco (Napoli) per la sorte dei tre marittimi a bordo del Buccaneer. Attesa e ansia in Provincia di Latina, per la sorte di Mario Albano, 58 anni, il primo ufficiale di coperta iscritto alla Capitaneria di Porto di Gaeta. La sorella, che gestisce un bar, ha avuto un malore quando ieri ha appreso dalla televisione la notizia del sequestro del rimorchiatore. L'ufficiale, secondo quanto hanno raccontato alcuni parenti, avrebbe dovuto inizialmente trascorrere la Pasqua in famiglia, ma poi i programmi erano cambiati per il sopraggiungere di ulteriori necessità legate al suo servizio.

Nell'ultima settimana, i pirati somali hanno attaccato sette navi: il 4 aprile sono stati catturati un veliero francese, Tanit, liberato venerdì scorso in un blitz delle forze francesi, e un portacontainer tedesco; il 5 aprile è la volta di un rimorchiatore yemenita; il 6 aprile vengono presi di mira un peschereccio di Taiwan, Winfar 161, e un cargo britannico, Malaspina Castle, il cui armatore è italiano; l'8 aprile è la volta del cargo danese Maersk Atalanta; quindi, ieri, il rimorchiatore italiano.

Nel 2008, i pirati hanno attaccato più di 130 navi al largo della Somalia, facendo registrare un aumento di oltre il 200% rispetto all'anno precedente, stando alle cifre dell'Ufficio marittimo internazionale. Di fronte a questa escalation della pirateria al largo della Somalia e nel golfo di Aden, una delle vie marittime più trafficate al mondo, numerosi Paesi hanno spedito navi da guerra nella zona. I pirati hanno risposto lanciando i loro attacchi sempre più in profondità nell'Oceano Indiano. (a cura di Alberto Annicchiarico)