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Vip, parlamentari e tanta gente comune: ecco il popolo della Maratona di New York

di Chiara Zamin

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2 novembre 2009


Per Sergio ieri la sveglia è suonata alle 4 del mattino. L'appuntamento con gli altri maratoneti era previsto alle 6 al Verrazano Bridge, Brooklyn, quarantacinque minuti circa di pullman da Manhattan.
Con una comitiva di 11 persone, tra cui alcuni dipendenti e amici, il titolare dell'azienda vitivinicola toscana Rocca delle Macie ha partecipato alla 40esima edizione della maratona di New York. Ma non è stato l'unico italiano ad aver snobbato le feste di Halloween nella Grande Mela per andare a letto presto in vista della grande gara. C'erano i soci del Terramiaclub, i podisti italiani dell'organizzazione Born To Run accompagnati dal campione olimpico Stefano Baldini (quest'anno ha assistito da spettatore) e una delegazione di 14 parlamentari del Montecitorio Running Club guidata dal vice presidente della Camera Maurizio Lupi.

Per Massimo, 52 anni di Roma, questa era la sua dodicesima maratona. All'arrivo, sebbene provato dalla stanchezza ha giurato: «Stasera vado in discoteca!».
C'era l'atleta Migidio Bourifa, arrivato primo tra gli italiani chiudendo la gara in 2 ore 16 minuti e Orlando Pizzolato, che dopo un grande avvio si è ritirato intorno al 25esimo kilometro.
«È stata una emozione pazzesca, anche se ho patito tanto il freddo», ha dichiarato sorridendo Bourifa.

Con un record di 43.741 partecipanti, 2 milioni di visitatori sulle strade, e un giro d'affari di 50 milioni di dollari, l'edizione 2009 della maratona di New York, rappresenta, secondo le previsioni fatte finora, un forte stimolo all'economia della Big Apple.
A rendere questa gara estremamente affascinante non è stato soltanto lo spettacolo di una immensa folla in corsa, composta da tutte le etnie, ma anche l'esercito di volontari, circa 10 mila, distribuiti su tutto il percorso. Come ad esempio la giovane Yae Takahashi, ricercatrice scientifica al Metropolitan Museum nel team guidato dall'italiano Marco Leona, che durante la gara ha fatto da interprete (dal giapponese all'inglese) ai maratoneti nei punti di soccorso.

C'erano i marines, come Jessie Johnson, di 23 anni, che insieme ai colleghi ha distribuito i sacchetti con il cibo, e i volontari che si sono presi cura degli atleti diversamente abili.
Sono stati questi ultimi i primi a varcare la soglia del traguardo in prima mattinata, verso le 10. In questa edizione della maratona, si è aggiudicato la vittoria l'australiano Kurt Fearnley seguito dall'ex campione sudafricano Krige Schabort. Vincitore della maratona nel 2002 e 2003, Schabort ha iniziato a partecipare alle gare modiali nel 1989, dopo aver perso le gambe nell'esplosione di una bomba in Angola mentre era arruolato nell'esercito sudafricano. Ad attenderlo al traguardo c'erano la moglie e i suoi due figlioletti di 5 e 3anni.

In gara per una nobile causa
Sono ufficialmente 80 le associazioni e fondazioni che hanno partecipato all'edizione 2009 della maratona di New York. L'obiettivo: raccogliere 21 milioni di dollari.
Indossando una maglietta con il numero 1275, Matthew Reeve, il figlio di Superman, l'attore e regista Christopher Reeve, ha corso la maratona dedicandola alle 1 milione e 275mila persone che hanno subito lesioni al midollo spinale. Il suo obiettivo, ha detto davanti alle telecamere «è la raccolta di oltre 26 mila dollari per la "Christopher e Dana Reeve Foundation"».

Sara Kreisman, della Leukemia & Lymphoma Society, ha detto di aver corso per Leo, il figlio di una sua amica, di 5 anni, malato di leucemia. Tra le celebrità di Hollywood, l'attore Anthony Edwards, ha corso per promuovere la costruzione del primo ospedale pubblico in Kenya, dell'associazione Shoe4Africa.
A sostenere Run for Something, invece, è intervenuto il campione olimpico di pattinaggio Dan Jansen che ha terminato la gara in 3:41:43. Commentando la sua corsa ha ironizzato: «Intorno al 25esimo miglio, mi sono visto superare da un tipo strano travestito da tigre e ho promesso a me stesso che non mi avrebbe mai battuto»!

2 novembre 2009
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