Si surriscaldano gli animi fin dal mattino in Iran, dove ricorre il 31esimo anniversario della rivoluzione khomeinista. Decine, se non centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Teheran per prendere parte alle manifestazioni. Sono in piazza anche i rappresentanti dell'opposizione, che scandiscono slogan contro il presidente Ahmadinejad. Ci sarebbero anche già stati scontri tra le forze dell'ordine - e le milizie filogovernative dei basiji - e manifestanti dell'Onda verde. I siti web dell'opposizione riferiscono che l'esponente riformista Mehdi Karrubi e l'ex presidente Mohammad Khatami sono stati aggrediti dalle forze di sicurezza degli ayatollah, mentre si apprestavano a prendere parte alle celebrazioni. Khatami sarebbe inoltre stato costretto ad abbandonare le manifestazioni, mentre sempre un sito web dell'opposizione ha riferito che le forze dell'ordine hanno sparato colpi d'arma da fuoco e lanciato gas lacrimogeni contro sostenitori di Mirhossein Moussavi, uno dei leader dell'Onda verde, il movimento di opposizione al regime. Molti blogger sostengono inoltre via Twitter che le milizie dei basiji hanno ucciso tre i manifestanti. I morti sarebbero Leyla Zarei, una ragazza di 27 anni uccisa da un colpo d'arma da fuoco sulla piazza Vali Asr a Teheran, una persona non identificata nel quartiere di Shararak-e Gharb, sempre nella capitale, e un'altra a Shiraz, nell'Iran meridionale.
L'ultima manifestazione dell'Onda risaliva al 27 dicembre, in occasione delle celebrazioni per la festa sciita dell'Ashura, durante le quali otto manifestanti furono uccisi e un altro migliaio arrestati. Negli ultimi giorni, le autorità hanno anche effettuato nuovi arresti di oppositori, dopo averne giustiziati due e averne condannati a morte una decina di altri. Sono stati arrestati anche alcuni giornalisti, un avvertimento esplicito ai mass media messi sotto stretta sorveglianza. Le autorità hanno proibito alla stampa straniera di assistere alle parate, confinandole in una tribuna ufficiale per ascoltare il discorso del presidente Ahmadinejad dinanzi alla folla.
Il leader iraniano ha annunciato pubblicamente che il primo lotto di uranio arricchito al 20% è stato prodotto e che la Repubblica islamica è in grado di arricchire uranio a un livello superiore all'80%, «ma non lo farà». Ahmadinejad ha però chiarito che Teheran ha intenzione di «triplicare presto la sua produzione» di uranio arricchito al 3,5 per cento. Ahmadinejad ha anche criticato apertamente il presidente americano Barack Obama: «Vorremmo che Obama avesse successo nelle sue riforme, nel fare il bene del popolo americano e nel rimediare alle politiche disumane di Bush. Non vogliamo che soccomba alla pressione di un banda di sionisti, ma sta perdendo l'occasione di agire in modo corretto», ha detto il presidente iraniano. Obama, che al suo insediamento, un anno fa, aveva detto di volere avviare una politica di distensione con l'Iran, ha assunto un atteggiamento progressivamente più duro negli ultimi mesi di fronte al costante sviluppo del programma nucleare e missilistico iraniano e alla repressione dell'opposizione interna.
Sempre caldo anche il fronte dei rapporti con Israele. Ahmadinejad, rendendo pubblico il contenuto della conversazione con il suo collega siriano Bashar al-Assad, ha messo in guardia lo Stato ebraico dal dare il via a una nuova operazione militare nello scacchiere mediorientale, perchè in quel caso -ha detto - sarà distrutto per sempre. Nella telefonata di ieri sera con Assad, Ahmadinejad ha infatti sostenuto di avere «informazioni attendibili» sul fatto che Israele voglia «trovare un modo per compensare le ridicole sconfitte subite dalla popolazione di Gaza e da Hezbollah in Libano». «Se il regime sionista dovesse ripetere i suoi errori e avviare un'operazione militare, allora -ha minacciato il presidente iraniano, facendo ricorso al consueto linguaggio sprezzante - dovrebbe essere combattuto con tutte le forze per esser distrutto una volta per sempre». La minaccia dell'Iran - che trova nella Siria da sempre un alleato e ha nei miliziani dell'Hezbollah libanese un avamposto militare perfettamente organizzato estremamente prossimo ai confini di Israele, ripete da molto tempo - con la Guida suprema Alì Khamenei - di voler cancellare «il regime sionista dalle mappe geografiche».
(M. Do.)
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