Maziar che a maggio 2009 mi era seduto accanto nel corso della conferenza per la stampa internazionale organizzata dal presidente Mahmud Ahmadineajd a Teheran per la sua campagna elettorale, chiede al regime di rilasciare i 66 giornalisti, suoi colleghi, che sono attualmente in prigione in Iran con la sola colpa di fare il loro lavoro. L'allarme è reale: l'Iran è il primo paese del mondo per numero di giornalisti rinchiusi in carcere, stando a quanto riporta Reporters sans frontieres. Ma la lista, purtroppo, è destinata ad aumentare.
«Non credo che questi arresti abbiano a che fare con atti specifici compiuti dalle persone arrestate, ma piuttosto per le idee che essi rappresentano», ha detto Haidi Ghaemi, responsabile dell'International Campaign for Human Rights in Iran. «Con questi arresti di massa, il governo vuole diffondere il terrore e intimidire l'opposizione, per scoraggiare potenziali manifestanti dallo scendere in piazza l'11 febbraio», ha aggiunto.
Sarà certamente così, ma c'è un motivo in più per la maxiretata di reporter che ha trasformato l'Iran nell'incubo dei giornalisti: la polizia dei pasdaran, i guardiani della Rivoluzione, il corpo scelto voluto da Khomeini, sta dando la caccia da mesi a una talpa che passa le informazioni di prima mano al sito più letto dell'opposizione, Rahesabz.net. Notizie dirompenti e pericolose, ultima delle quali quella di un incontro segreto tra Rafsanjani, ideologo dei riformisti, e la guida suprema Khamenei, forse per tentare un compromesso in extremis ed uscire da otto mesi di scontri di piazza, processi di massa, arresti senza mandato, impiccagioni politiche.
I pasdaran sono infuriati: non riescono a trovare la "primula rossa" dell'informazione dell'Onda verde che passa le notizie all'estero e ora stanno tentando l'ultima carta, quella della disperazione: arresti di massa, a caso, tra i reporter iraniani, per vedere quando il flusso di notizie all'estero del sito riformista cesserà. A quel punto sapranno di avere la talpa nelle loro mani e potranno cominciare a interrogare i malcapitati uno a uno per scoprire l'identità di questo informatore segreto. La caccia all'uomo comprende anche reporter dei giornali conservatori o ultra-reazionari perché temono che la talpa possa annidarsi nelle file dei duri e puri del regime.
Per ora non l'hanno ancora trovato, ma le maglie si stanno serrando sempre di più. Ecco perché l'umile repoter iraniano-canadese Maziar Bahari chiede a Khamanei di intervenire per fermare i "segugi" che braccano i giornalisti come prede. Il regime dello Scià cadde 31 anni or sono proprio perché impediva la libertà di espressione e Khomeini la prometteva. Gli iraniani gli credettero. «Spero che lei possa fermare la caccia ai giornalisti - conclude Bahari - ricordando che chi dimentica le lezioni della storia è condannato a ripeterla».
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