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| Il calcio riparte senza tifosi |
| di Marco Ludovico |
Il campionato di calcio riparte a porte chiuse. Dopo l'ok ieri del Consiglio dei ministri entra subito in campo un decreto legge che potrebbe consentire solo ad alcuni stadi in A e in B di aprire gli spalti al pubblico. In serie A dovrebbero essere solo 5 le partite che avranno i tifosi sulle tribune: Torino-Reggina, Sampdoria-Ascoli, Cagliari-Siena, Palermo-Empoli e Roma-Parma. Resteranno chiusi al pubblico gli impianti di Milano, Messina, Bergamo, Verona e Firenze. Tutte le previsioni sono ancora ufficiose: sarà stamane l'Osservatorio sulle manifestazioni sportive presso il Viminale a dare le indicazioni esatte alla Figc, in base al decreto. L'Osservatorio - dove sono presenti tecnici dei ministeri interessati, della Figc e della Lega Calcio - sarà presieduto dal vicecapo vicario della Polizia, Antonio Manganelli. La conferma della ripresa del campionato fin da domenica prossima è stata data dal commissario straordinario della Fgci, Luca Pancalli: «Sarebbe un errore non ripartire. Non si può cedere ai teppisti. E c'è grande soddisfazione per i provvedimenti assunti». Si tratta di un disegno di legge che intende varare «un piano nazionale» per rinnovare la gestione ma anche la stessa concezione degli stadi, come ha spiegato il ministro dello Sport Giovanna Melandri. Ma soprattutto è il decreto legge sulle misure urgenti che ora la fa da padrone. Finchè gli stadi non sono a norma, dunque, si gioca a porte chiuse e sono state abrogate tutte le possibilità di proroghe ai termini. Gli impianti che metteranno tornelli e filtri di accesso, tuttavia, potranno far entrare gli abbonati, in attesa di completare l'adeguamento. Scatta poi il divieto alle società di vendere biglietti alla squadra ospite. Vietato anche vendere a una singola persona più di dieci biglietti.
E ancora: chi contravviene all'obbligo di non entrare allo stadio, punito finora con una pena da 3 a 18 mesi e una multa fino a tre milioni di vecchie lire, da oggi rischia da sei mesi a tre anni e una multa fino a 10mila euro.
Il divieto di accesso negli stadi diventa anche preventivo - e lo decide il questore e non il giudice - se «disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi oggettivi, risulta avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza in occasione di manifestazioni sportive»: così potrà riguardare anche i minori. Del tutto nuova la norma che punisce con il carcere da uno a quattro anni chi lancia o utilizza razzi, bengala e petardi, ma anche bastoni, mazze e altri oggetti contundenti. Chi viene solo trovato in possesso di questi oggetti rischia una pena da sei mesi a tre anni. In entrambi i casi gli interessati saranno processati per direttissima.
L'arresto in «flagranza differita» viene consentito da un massimo di 36 fino a 48 ore. Aumenta l'aggravante per i delitti di violenza e resistenza contro pubblico ufficiale: la pena minima, pari a tre anni, sale a cinque. Scatta poi la confisca contro quei soggetti che hanno agevolato l'attività dei tifosi violenti. Divieto assoluto, inoltre, per le società, di avere rapporti economici e finanziari con i tifosi violenti e le associazioni che li riuniscono: per quelle che non rispettano questa norma ci sono sanzioni da 20mila fino a 120mila euro. Il disegno di legge abbassa invece il tetto massimo di capienza, oltre il quale c'è l'obbligo di adeguarsi ai decreti Pisanu, portandolo dalle attuali 10mila persone a 7.500; prevede un codice di autoregolamentazione per la stampa e iniziative per promuovere nelle scuole i valori della cultura sportiva.
«Misure senza precedenti» le definisce il viceministro all'Interno Marco Minniti. Sottolinea il titolare del Viminale, Giuliano Amato: «Dobbiamo dimostrare che chi ama il calcio è d'accordo con questo provvedimento, chi non lo ama si opporrà». «Mi auguro che l'opposizione appoggi questo provvedimento - aggiunge il guardasigilli Mastella - Berlusconi saprà privilegiare a fronte di un interesse personale l'interesse generale». Sembra infatti che l'ex premier sia d'accordo, benchè dubbioso sulle partite a porte chiuse. Tra i presidente delle società arriva il favore del presidente del Palermo Maurizio Zamparini, ma molti sono contrari.
8 febbraio 2007