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Lg e Philips nel mirino Ue

dal nostro inviato Enrico Brivio

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14 luglio 2009


Si stringe il cerchio dell'Antitrust europeo attorno a un gruppo di produttori di schermi a cristalli liquidi, comprendente la coreana Lg Display e Philips electronics, accusato di aver formato un cartello per fissare i prezzi. La Commissione Ue ha rivelato ieri di aver inviato in maggio ad alcune imprese una comunicazione degli addebiti, che formalizza l'accusa di accordi illeciti in campo commerciale riguardanti gli schermi Lcd utilizzati in cellulari, computer, televisori, orologi digitali e lettori di mp3.
La Lg Display, seconda produttrice mondiale di schermi a cristalli liquidi, ha ammesso di aver ricevuto la comunicazione di Bruxelles, ma ha evitato di rilasciare ulteriori commenti. Un portavoce della Philips ha invece precisato che l'azienda olandese ha ricevuto gli addebiti della Commissione, ma in quanto ex azionista della Lg Display, e pertanto non si ritiene direttamente coinvolta. Philips aveva formato nel 1999 con la sudcoreana Lg Electronics la joint venture al 50% Lg Display. L'azienda olandese vendette però gradualmente la propria partecipazione fino a uscire dalla joint venture nel marzo 2009. Nella lettera della Commissione europea, ricevuta all'inizio di giugno, Philips «non è accusata di infrazione della legge né di implicazione diretta nella formazione di un cartello», ha precisato il portavoce del gruppo, Joon Knapen, aggiungendo: «dal nostro punto di vista si tratta piuttosto di determinare se il gruppo possa essere ritenuto responsabile nel caso la Commissione infliggesse una multa». In ogni caso - ha precisato - Philips «respingerà le accuse» di aver partecipato a un cartello.
Un'inchiesta di ampia portata sul settore, cui hanno preso parte sia la Commissione Ue che le autorità antitrust americane e giapponesi, era stata annunciata alla fine del 2006. All'epoca Sharp, Seiko Epson, Toshiba Matsushita Display Technology e Nec Lcd Technologies erano nella lista delle imprese nel mirino, così come i coreani di Samsung ed Lg Display. Il numero uno giapponese degli schermi a cristalli liquidi, il gruppo Sharp e la controllata di Nec hanno dichiarato di non aver ricevuto alcuna notifica da parte della Commissione Ue. Nessun commento dagli altri principali produttori giapponesi, ossia Seiko Epson e Toshiba Mobile Display.
L'inchiesta di Bruxelles si muove su uno scenario che è già stato esplorato in terra americana, anche se non prevede necessariamente tutti gli stessi protagonisti. In novembre negli Stati Uniti la Lg Display si era dichiarata colpevole di accordi per fissare i prezzi, con la Sharp e con il gruppo taiwanese Chungwa Picture tubes e aveva dovuto pagare una multa di 400 milioni di dollari inflitta dal dipartimento di Giustizia americano.

14 luglio 2009
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