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Addio a Paul Newman, una leggenda di Hollywood

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27 settembre 2008

«Stamattina alle 7,30 ho ricevuto una mail dall'America che mi ha fatto sapere che Paul Newman non è più tra noi»: con queste parole Vincenzo Manes, presidente della fondazione Dynamo Camp di Limestre (Pistoia), che fa parte dell'organizzazione internazionale di solidarietà fondata dall'attore americano, ha annunciato la morte di Paul Newman alla festa annuale della fondazione. La notizia del decesso era già stata annunciata da numerosi siti internet e blogger americani. Poi è arrivata la conferma del portavoce. «Il suo mestiere era fare l'attore. La sua passione le corse. Il suo amore la famiglie e gli amici. E il suo cuore e la sua anima sono state dedicate ad aiutare il mondo a diventare un posto migliore per tutti», ha scritto in una nota il vice presidente della Fondazione, Robert Forrester.

Ad agosto l'attore aveva chiesto alla sua famiglia di riportarlo a casa per morire. Malato di tumore, uno degli ultimi grandi e certamente gli occhi blu più celebri di Hollywood, 83 anni, aveva completato l'ultimo ciclo di chemioterapia al Weill Cornell Medical Center di New York, e aveva chiesto di voler passare i suoi ultimi giorni con la moglie Joanne Woodward e le figlie. «Non voleva morire in ospedale - dice una fonte al giornale - Joanne e le sue figlie sono devastate dal dolore». Paul avrebbe passato le ultime settimane «a mettere ordine tra le sue cose». Newman aveva abbandonato il set nel 2007. Avrebbe anche venduto la sua amata Ferrari. L'attore ha avuto tre figlie dalla Woodward, sua moglie dal 1958, e due da un precedente matrimonio. La notizia della sua malattia ha iniziato a circolare lo scorso gennaio. I giornali hanno nei mesi scorsi pubblicati una sua foto all'uscita dell'ospedale, fragile e su una sedia a rotelle.

Indimenticabile protagonista di film come «Lo spaccone», «Nick mano fredda», «La gatta sul tetto che scotta», «La stangata», «Butch Cassidy», fino all'ultimo «Era mio padre» del 2002, Paul Newman aveva esordito sul grande schermo nel 1954 con «Il calice d'argento» di Victor Saville. Nel 1956 c'era stata la sua prima vera affermazione con l'interpretazione del pugile Rocky Graziano in «Lassù qualcuno mi ama» di Robert Wise. Nel 1986, dopo trent'anni di carriera, vinse l'Oscar (che non ritirò in segno di protesta per le troppe volte che era stato candidato e mai premiato) come miglior attore per «Il colore dei soldi» di Martin Scorsese, sequel dello «Spaccone» in cui Paul Newman recitava al fianco di Tom Cruise.

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