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Comix, intervista ad Art Spiegelman: «Lo stile non so cosa sia»

di Domenico Rosa

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22 agosto 2009
Art Spiegelman (AP)
FOTO / Le copertine di Spiegelman
I fumetti underground «classici» (di Armando Massarenti)

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Ci sono tantissime cose che sono rimaste fuori. Tantissime cose che mi dispiace di aver lasciato fuori. Non fu mai un problema di lunghezza, perché per Maus stavo definendo nuovi standard, non dovevo rispettare alcuna regola, ne stavo facendo di nuove. Quello che è rimasto fuori semplicemente non faceva parte della storia che volevo raccontare. Mio padre ad esempio mi raccontò un gustosissimo aneddoto su come suo padre, mio nonno, fu una volta arrestato per contrabbando. È una storia che mi piacerebbe raccontare, ma in Maus non ha trovato posto.
Il problema con una storia a fumetti, come con tutti i lavori inventati, è che devi riuscire a dare un senso a quello che produci. Ma con i fumetti hai meno strumenti che con un romanzo tradizionale e a volte sei costretto a tagliare cose che in un libro funzionerebbero come digressione, ma in una storia a fumetti creerebbero solo caos. Ma ho un progetto, che mi piace chiamare Metamaus, o forse "Ur-Maus". Ci metterò tutto quello che non c'è stato nella storia:appunti, bozze, trascrizioni delle conversazioni con mio padre, fotografie, appunti, fonti. Sarà un libro accompagnato da un dvd. Un compagno ideale di Maus vero e proprio, come quei film su dvd che hanno una parte chiamata "contenuti extra", dove ci sono i commenti degli attori ecc. Tutto insieme, darà un'idea più completa di Maus.

Con l'avvento di Internet i quotidiani sono in crisi. Cosa manca ai giornali per restare vivi? Come sarebbe il suo giornale ideale?
Quando ci penso, scorgo una certa ironia nel fatto che io usi sempre di più i computer, proprio io che amo tanto la carta. E un'altra ironia della storia è che proprio oggi, sul viale del tramonto degli oggetti di carta, si riesca a produrne di tanto belli proprio grazie al loro killer, la tecnologia. Prendiamo i libri d'arte: quelli stampati oggi sono infinitamente più belli di quelli, ad esempio, degli anni 50 e 60. e tutto questo grazie ai progressi fatti nella tecnologia computerizzata di stampa. Quanto ai giornali, temo che dovremmo abituarci a leggerli su piccoli computer, lettori di e-books o magari persino smart phone. Il problema dei quotidiani è che hanno bisogno di comprimere in un breve lasso di tempo, diciamo 12 ore, così tanto lavoro, energia e velocità. Eppure arrivano comunque in ritardo.
Ormai la vediamo così: i giornali quando escono ci sembrano già vecchi. Forse potrebbero trasformarsi completamente, ma non è chiaro in che modo, anche dal punto di vista economico. Non so se ho un giornale ideale, sicuramente ce l'ha il mio amico Dave Eggers, che resterà per sempre un nostalgico dei vecchi quotidiani, di quelli che io chiamo i quotidiani dinosauri. Quando si saranno estinti, continuerà a rimpiangerli.

Per il numero di autunno della sua rivista McSweeney, Dave ha voluto fare proprio questo, il "quotidiano perfetto", che secondo lui è composto sostanzialmente da quattro elementi:
-fisicamente, deve essere un oggetto bellissimo
-giornalisticamente, deve contenere inchieste e reportage. Per farli, ha commissionato alle migliori giovani penne americani lunghi articoli, obbligandoli, di fatto, a restare nel posto che devono raccontare per mesi
-stilisticamente, devono essere scritti benissimo, non importa quante revisioni o riscritture siano necessaire
-visivamente, devono essere stupefacenti. A noi artisti ha commissionato i grafici e le infografiche. Perché dice, siamo gli unici a saper usare bene uno spazio bianco
Dave è talmente pazzo da pensare che alla fine di questo sforzo titanico sarà in grado di "vendere" a chiunque la ricetta del quotidiano perfetto. Si rende conto della meravigliosa follia di questo ragazzo? Sei mesi per fare un numero solo di un quotidiano, scadenza posticipate almeno tre volte e lui pensa di poter replicare la sua follia. Quello che sta facendo è un monumento a come i giornali dovrebbero essere, ma temo non siano mai stati ne saranno mai.
Quanto ai libri, devo ammettere che sempre più spesso li leggo sullo schermo di un computer e questo toglie tempo alla lettura di volumi in carta e ossa, è inevitabile. Credo che quando la tecnologia verrà perfezionata, sarà possibile anche creare fumetti da leggere sul computer e forse mi ci abituerò completamente. Resta un problema, però: quando si legge su un computer si resta vittime di un riflesso condizionato, si clicca su qualcosa, si passa continuamente oltre, non si rilegge mai. E questa è una cosa molto negativa. Quando si ha in mano un libro, un oggetto con una sua presenza fisica oggettiva, il libro sta fermo, la mente si muove. Leggendo sul computer non so quanto la mente si muova. Più che altro, è trasportata, sballottata.

Non la sorprende la pace sociale imperante, nonostante questa grave crisi economico-finanziaria?
Sì, mi sono chiesto perché la gente non scenda nelle strade a protestare… La risposta è che abbiamo sufficiente "grasso economico" addosso da resistere ancora. Se la crisi continuerà o addirittura peggiorerà, magari a causa del riscaldamento globale o di nuovi crimini finanziari internazionali, forse succederà qualcosa. Ma per ora la situazione è questa: abbiamo talmente tante cose superflue che anche se ce ne tolgono un po' sopravviviamo, non ci ribelliamo. Tornando alle differenze tra Stati Uniti ed Europa, direi che in Europa non vi siete sforzati, come invece abbiamo fatto qui, di distruggere sistematicamente il sistema scolastico. Il risultato è un'incapacità diffusissima di ragionare. La parola che dovrei usare o stupidità imperante. Forse anch'io non ne sono immune. Forse sono solo un po' meno stupido degli altri.

  CONTINUA ...»

22 agosto 2009
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