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Vatileaks, sulle finanze la guerra alla riforma di Francesco

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l’inchiesta

Vatileaks, sulle finanze la guerra alla riforma di Francesco

L’incontro decisivo tra i cardinali “conservatori” è avvenuto a due giorni dal voto del Sinodo, in una discreta residenza sulle falde del Gianicolo, vista San Pietro. Una cena apparentemente innocua dove è maturata l’idea di tentare la spallata a Francesco. Che non c’è stata: il documento sui divorziati è passato, ma il boicottaggio per le riforme di Francesco non si è mai fermato. E la guerra al Sinodo, combattuta con metodi disinvolti, è stata nei fatti la rappresentazione di uno scontro che è tuttora consumato attorno alle finanze vaticane.

E lo scandalo appena scoppiato sui documenti economici trafugati da un monsignore spagnolo vicino all’Opus Dei e dalla carriera troncata e una giovane consulente italiana a lui molto vicina ne sono la conferma. La riforma avviata da Bergoglio appena insediato e che sembrava conclusa nella sua parte legislativa – anche se gli statuti approvati sono stati giudicati in parte lacunosi - appare ora sempre più in mezzo al guado, oggetto di contesa da forze contrapposte: chi appoggia veramente la volontà innovatrice del Papa - che vuole una discontinuità rispetto al passato anche recente visti gli scandali e le guerre consumate nell’ultima parte del pontificato di Benedetto XVI - e chi la boicotta pur dichiarandosi un ultrà di Francesco.

Appena eletto il Papa insedia una commissione cardinalizia di nove porporati che avrà il compiuto di assisterlo sulle riforme: dentro ci sono due “pesi massimi”, l'australiano George Pell, conservatore dichiarato in dottrina, e il tedesco Reinhard Marx, un deciso e solido progressista. Saranno loro ad assumere un anno dopo i due ruoli di maggior rilievo nelle finanze: il primo alla guida della Segreteria per l’economia, il “ministero delle finanze” (senza i beni immobili, dell’Apsa) e il tedesco alla testa del Consiglio per l’economia, un super comitato consultivo che traccia le linee guida economiche, che rende conto direttamente al Papa. Attorno a queste due figure si cementano delle geometrie un po’ variabili che attraversano il processo riformatore e il controllo dei fondi, tra cui lo Ior, presieduto da Jean-Baptiste de Franssu, un finanziere francese molto legato a Pell. I due cardinali saranno anche protagonisti al recente Sinodo dei due schieramenti sul tema dei divorziati risposati, un confronto combattuto a suon di conferenze stampa (Marx) e lettere di contestazione al Papa (Pell). Due visioni molto diverse della Chiesa e della misericordia, ma anche rappresentative di due effettive anime del mondo ecclesiastico. Lo stesso Pell avrebbe voluto come suo vice alla Segreteria il monsignore spagnolo Vallejo Balda, ma il Papa nel marzo 2014 preferisce nominare il mite Alfred Xuereb. Inizia lì il declino del prelato spagnolo appoggiato da conservatori iberici: rimasto isolato dentro la Curia probabilmente pianifica quanto gli viene addebitato oggi.

Ma la partita sulle finanze era iniziata già qualche mese prima, nel luglio 2013, quando vengono nominate due commissioni, sia sugli enti (Cosea, di cui Vallejo era segretario e Chaouqui membro) e sullo Ior (Crior), che poi saranno sciolte nove mesi dopo. Sarà quello il momento in cui, a dispetto del Papa che voleva creare un ampio dibattito secondo il metodo gesuitico del “discernimento”, si verranno a creare dei gruppi ben precisi di pressione e influenza, si cementeranno alleanze e si consumeranno fratture. Molti dei componenti della Cosea, presieduta dal maltese Joseph Zahra (anche lui vicino a Pell e allo stesso de Franssu) entreranno a far parte del Consiglio per l’economia, che vede al suo interno membri decisamente conservatori sia in economia che in dottrina, a dispetto del suo presidente. Allo Ior la governance si equilibra: nel cda laico oltre al francese entrano l’americana Mary Ann Glendon, già ambasciatrice di Bush in Vaticano, e il banchiere italiano Carlo Salvatori. Un board di esperti in finanze e legge, che segue il presidente-banchiere nelle sue scelte, come quella di costituire una Sicav a Lussemburgo: il progetto viene affossato direttamente dal Papa, nel maggio scorso, con un tratto di penna nel suo studio nella camera 201 di Santa Marta. Perché il Papa si interessa di un fondo di investimento? Semplice: i cardinali del consiglio di sorveglianza non condividono l’idea e la sottopongo al Papa. E dentro la commissione ci sono altri protagonisti di primo piano, in buona parte vicini al Papa, come il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, lo spagnolo Santos Abril y Castelló, l’austriaco Christoph Schönborn e il francese Jean-Louis Tauran.

Chi sono i sabotatori della riforma complessiva del Papa? Nessuno esce davvero allo scoperto, ma tanti sono i fatti che messi in fila danno uno spaccato chiaro. Il cardinale Pell - che di recente ha ricevuto un indiretto altolà sulle assunzioni e la gestione del personale, dando maggiori poteri alla Segreteria di Stato - un anno fa parlò della scoperta di «soldi fuori bilancio» nei conti vaticani, paventando l’idea che fossero “fondi neri”: immediata la precisazione della sala stampa. Insomma, Pell è stato nominato dal Papa ma talvolta sembra avere una propria agenda, implementata da altri personaggi forti, in parte australiani come lui (come Danny Casey) e in parte statunitensi, che per qualche tempo sul finire del precedente pontificato hanno rappresentato il partito forte della Curia – a cui è vicino anche il presidente dell’Aif, l’autorità di controllo dei flussi finanziari, l’avvocato svizzero René Brülhart - appoggiato sia dai Cavalieri di Colombo che dall’Opus Dei. L’azione di sabotaggio interna è quindi lenta ma sistematica, come una goccia, con finalità probabilmente divergenti. Il caso della violazione del computer del Revisore generale dei conti è un emblematico di come sembra stiano andando le cose dentro le mura, dove c’è un Papa fortissimo e una Curia che solo in parte sembra seguirlo. Poi c’è chi dentro i Sacri Palazzi insinua dubbi: «Da cosa vuole sviare l’attenzione questo caso del monsignore e della pr, visto che si parla in definitiva solo di carte che, pur rivelando delle malversazioni, non sembrano scoprire degli scandali clamorosi?» dice un anziano monsignore di Curia che ne ha viste tante.

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