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Quella rete fitta che imbriglia l’Italia perbene

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imprese & legalità

Quella rete fitta che imbriglia l’Italia perbene

Il quadro della sanità italiana come emerge dal rapporto di Transparency International Italia, presentato il 6 aprile scorso, andrebbe letto da tutti (www.transparency.it/sanita/) e dovrebbe preoccupare tutti: malati, personale sanitario, Regioni, Governo e anche le variegate articolazioni dell’Antimafia. In occasione di analoghe presentazioni, sono stati contestati il metodo di raccolta dei dati o le cifre sintetizzate nelle infografiche sui risultati dello studio, ma è un fatto che stavolta nessuno abbia pensato di sminuire o ridicolizzare la fotografia che emerge del nostro Ssn. Perché?

La ragione decisamente più probabile è che nessuno, a nessun livello, dubiti della veridicità di sprechi, maneggi e raggiri evidenziati dai ricercatori e certificati da Raffaele Cantone, che parla di un «terreno di scorribanda da parte di delinquenti di ogni risma», oltre che dalla stessa ministra Lorenzin: «Il grande strumento contro la corruzione è la trasparenza dei dati». Due frasi che rappresentano l’alfa e l’omega del contrasto al malaffare, chiamando in causa l’impegno repressivo, insieme alle responsabilità degli enti, che anziché migliorare la trasparenza si limitano a chiedere altro denaro pubblico, minacciando di tagliare i servizi, peraltro non sempre adeguati.

Il Rapporto sulla sanità non si limita a indicare l’impressionante e capillare casistica che in molti hanno sperimentato sulla propria pelle, ma contribuisce a comprendere le dinamiche di altri settori dell’economia e della vita pubblica, dalle falle e problematiche del tutto analoghe.

Non ci sono sostanziali differenze, per esempio, con vicende emerse nel campo delle gare per opere pubbliche, con i loro subappalti che spalancano le porte a imprese mafiose o la qualità scadente del calcestruzzo impiegato. E come dimenticare i volti dei Frigerio e dei Greganti, in attività semisommersa da oltre vent’anni eppure (o forse per questo) sempre ben accetti nei palazzi bene della politica. Né è forzato accostare alle zone opache od oscure del sistema sanitario le perversioni assenteistiche di tanti dipendenti pubblici, certamente una minoranza, ma altrettanto certamente tollerati dalle gerarchie e accettati dalla maggioranza dei colleghi. E, per scendere qualche gradino nella scala dei valori, vanno ricordati quegli amministratori distratti (o, a scelta, inetti, furbi, intrallazzoni, corrotti) pronti ad affittare a un niente case comunali a ricchi cittadini e incapaci di controllare chi asfalta strade con bitume-carta velina o finge di curare il verde pubblico. Non è da meno la raccolta dei rifiuti, stretta nella morsa tra la disorganizzazione, il disimpegno dei cittadini e le pressioni criminali che mettono in gioco enormi quantità di denaro e gravissimi disservizi.

A tutto ciò si aggiunge la retorica antimafia di leader e masanielli che da talk show, giornali e social intonano le giaculatorie del disimpegno dello Stato, delle norme vessatorie, dell’impegno sgargiante che non salta un giorno della memoria. Magari c’è anche del vero: ma questo sospetto parlar d’altro (e d’altri) per allontanare lo sguardo dalle rispettive responsabilità, è il gioco ormai scoperto dell’estremo tentativo di proseguire senza smuovere troppo la melma. Fino a minare dall’interno la credibilità dell’Antimafia con la “A” maiuscola, quella autentica e necessaria fatta di cultura, impegno, responsabilità.

Si potrebbe continuare parlando anche di partiti, di evasori fiscali, di media e persino della Chiesa, ma servirebbe a poco, trattandosi – come nel caso della sanità – di evidenze note da tempo, che però gli italiani hanno scansato, preferendo i vantaggi piccoli e illusori che la corruzione reca, fregandosene dell’enormità dei costi. Vantaggi piccoli, in qualche caso minuscoli, ma che moltiplicati per milioni di cittadini rammentano una tra le immagini classiche dei “Viaggi di Gulliver”: quella del gigante (il Paese perbene) che vorrebbe rialzarsi, ma che, nonostante la forza connaturata alle sue dimensioni, non ci riesce perché prigioniero della ragnatela di sottilissimi fili tesi dai microscopici lillipuziani. Con tutto il rispetto per i lillipuziani...

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