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Tra Regno Unito e Ue l’iter del divorzio non sarà breve né facile

Tra le numerose incognite che accompagneranno l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea c’è almeno una certezza: il divorzio non sarà consensuale e nemmeno breve. Le pratiche dureranno almeno due anni, con la possibilità di una proroga. Nel frattempo Londra continuerà ad avere gli stessi diritti e doveri degli altri 27 Paesi. Incluso quello di assumere la presidenza di turno della Ue nel secondo semestre 2017, di partecipare alle riunioni ed esercitare il diritto di voto a eccezione delle decisioni che riguardano la Brexit.

A fissare le regole del “leave” è l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che mai le istituzioni europee avrebbero pensato di dover applicare. Ora invece saranno costrette a farlo, con numerose incognite, di natura politica e tecnica. La richiesta del “recesso”, come viene chiamato l’addio di un Paese in gergo comunitario, deve partire dal diretto interessato. L’establishment di Bruxelles preme per un avvio rapido dell’iter, ma la palla è nel campo di Londra, che sembra però non avere molta fretta. La macchina si metterà in moto solo quando Downing Street (il dimissionario Cameron o il suo successore che verrà nominato a ottobre) notificherà al Consiglio europeo, cioè ai capi di Stato e di Governo della Ue, l’intenzione di uscire dal club. Toccherà poi al Consiglio europeo presentare i propri orientamenti per un accordo che definirà le modalità di uscita. L’accordo dovrà essere concluso a nome della Ue dal Consiglio (dove siederanno i rappresentanti dei 27 Paesi senza Londra), che decide anche chi potrà partecipare al tavolo negoziale. Non servirà l’unanimità, ma basterà la maggioranza qualificata. Per poter essere effettivo il divorzio dovrà essere approvato anche dall’Europarlamento. Trascorsi i due anni previsti dal Trattato senza un’intesa, il Consiglio potrà decidere di prolungare il termine. I Trattati cesseranno di essere applicati solo quando entrerà in vigore l’accordo di recesso. Le pratiche saranno però tutt’altro che indolori e si aprirà un grande periodo di incertezza.

Il divorzio renderà necessaria anche la ridefinizione della relazione tra Londra e Ue. Rinunciando alla Ue il Regno Unito diventerà infatti un Paese terzo e dovrà negoziare un’intesa. Qui entreranno in gioco le regole previste dall’articolo 218 del Trattato. A negoziare sarà la Commissione, ma anche in questo caso il Consiglio curerà la regìa, deciderà gli eventuali altri partecipanti al negoziato e approverà l’intesa. Non è chiaro se saranno coinvolti i Parlamenti nazionali, ma anche questa decisione spetterà al Consiglio.

Proprio perché è la prima volta che un Paese esce dal club, saranno numerosi i nodi da sciogliere. Le trattative di uscita e il nuovo rapporto tra Londra e la Ue verranno condotte in parallelo come sembrano preferire gli inglesi? Oppure l’accordo di recesso si limiterà a chiarire gli aspetti legali e ad aprire la strada a un’altra intesa che dovrà stabilire la nuova relazione tra le due parti come hanno lasciato intendere le autorità europee? Tutte questioni che dovranno essere affrontate nelle prime fasi della trattativa. Quale sarà poi la formula prescelta per la relazione della Gran Bretagna con gli altri 27 Paesi europei? La più probabile secondo gli analisti politici sembra essere quella dello Spazio economico europeo valido per Norvegia, Liechtenstein e Islanda. Prevede la libera circolazione di beni, capitali e persone e la partecipazione ai programmi di ricerca come Horizon 2020, tanto caro a Londra, seppur in misura più limitata rispetto a oggi. La Gran Bretagna potrebbe però anche puntare a un accordo su misura. In ogni caso la trattativa potrebbe richiedere anche una decina d’anni.

Una volta uscita dalla Ue, Londra potrà poi decidere che cosa conservare del cosiddetto acquis communautaire, il complesso di regole concordate a Bruxelles che sono entrate a far parte degli ordinamenti dei 28 Paesi prevalendo sulla normativa nazionale. Migliaia di direttive, regolamenti e sentenze della Corte di giustizia Ue frutto di 43 anni di permanenza nell’Unione. Liberarsi in tutto o in parte di questa eredità non sarà facile.

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