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I costituenti volevano un assetto istituzionale fondato sulle garanzie

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I costituenti volevano un assetto istituzionale fondato sulle garanzie

Caro Fabi, nel progetto di riforma costituzionale uno dei punti forti è il cambiamento nel metodo di elezione e nelle competenze del Senato, superando quello che da qualcuno viene chiamato un esempio di bicameralismo perfetto e da altri un inutile doppione. Mi chiedo tuttavia come mai i Costituenti non abbiano previsto un Senato espressione delle Regioni sul modello americano e come mai l’unica reale differenza, la durata di sei anni rispetto ai cinque prevista per la Camera, sia stata prima vanificata da due scioglimenti anticipati e poi da una modifica costituzionale.

Gianni Lomarrire

Gentile Lomartire, il varo della nuova Costituzione è stato, come si può immaginare, particolarmente complesso. In quegli anni, in particolare nel 1947, le esigenze e le prospettive politiche di lungo periodo, in pratica il creare una forma di Stato che chiudesse definitivamente il dramma del fascismo, si sono intrecciate con i tormentati equilibri interni della democrazia con il confronto De Gasperi-Togliatti e i difficili assetti dei nuovi partiti. Sulle complesse vicende di quegli anni sono particolarmente interessanti i contributi nel libro “La Costituzione più bella del mondo? Argomenti verso il referendum” a cura di Giovanni Guzzetta e Antonio Pilati (ed. Il Canneto, pagg. 160, € 8,50). «La preoccupazione principale delle parti politiche – afferma Guzzetta – fu quella che si evitasse la prevalenza di una parte la quale, propiziando una visione integrale dello Stato alternativa a quella altrui, avrebbe potuto pregiudicare gli equilibri generali e divenire irreversibile. Esigenza principale fu dunque quella di evitare che l’assetto istituzionale potesse generare una maggioranza autosufficiente per uno dei contendenti».

La preoccupazione fu quindi di fare del Parlamento e del Governo non solo strumenti di gestione politica, ma anche di forte garanzia istituzionale. Anche per questo un Senato di espressione più fortemente federale non entrò in linea di conto e peraltro le Regioni erano ancora un’ipotesi e non una realtà istituzionale. Si può ricordare che nel 1948 si formarono solo le Regioni a statuto speciale, tranne il Friuli che venne creato nel 1963, mentre quelle statuto ordinario vennero costituite solo nel 1970. L’esempio degli Usa (così come della Svizzera), con un Senato in cui siedono due membri designati da ogni Stato (o da ogni Cantone) non entrò in linea di conto anche perché avrebbe potuto rappresentare una porta aperta alla creazione di maggioranze politiche diverse e quindi di instabilità e di profondi scontri politici.

Visto in una prospettiva storica il passaggio da uno Stato fortemente accentrato come quello non solo fascista, ma dell’intero periodo monarchico, a uno Stato fortemente federale sarebbe stato un salto sicuramente troppo ambizioso.

Rispetto a settant’anni fa gli equilibri politici e istituzionali sono profondamente cambiati. Gli stessi padri costituenti lo avevano previsto e di revisioni costituzionali ne abbiamo avute molte: quella di cui si discute è sicuramente la più importante e per questo merita di essere discussa in tutti i suoi aspetti.

g.fabi@ilsole24ore.com

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