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Il diritto di sciopero tra regole e comportamenti

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LETTERE

Il diritto di sciopero tra regole e comportamenti

Caro Fabi, in Parlamento è fermo da tempo un progetto di legge per regolamentare agitazioni nel settore del traffico aereo. Mi chiedo se la riforma costituzionale di cui si parla riguarda anche l’art.40 sul diritto di sciopero.

Lettera firmata

Gentile lettore, la riforma costituzionale che verrà sottoposta al giudizio del popolo nel prossimo autunno riguarda essenzialmente la seconda parte della Costituzione, quella che si riferisce all’ordinamento della Repubblica e quindi al bicameralismo e ai poteri delle Regioni. Gli articoli 39 e 40, che riguardano modi e regole delle organizzazioni sindacali, non vengono quindi toccati: sono stati e rimangono tra gli articoli meno attuati anche se in verità da più di venticinque anni esistono precise e complesse norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali (legge del 12 giugno 1990 n. 146 e legge dell’11 aprile 2000 n.83). Queste norme tuttavia, proprio per la loro complessità, hanno ottenuto solo il parte l’effetto di “raffreddare” le vertenze e soprattutto di limitare i poteri dei piccoli sindacati.
Ma sul fronte degli scioperi, non solo nei servizi pubblici, il problema non è solo quello delle regole più o meno garantiste, il problema è anche quello della sensibilità all’interesse collettivo.
Ogni parte in causa ha ovviamente la propria ragione da difendere, ma il risultato di due ragioni contrapposte è stato negli anni una crescente fragilità dell’immagine dell’Italia, considerata, più a ragione che a torto, un Paese in cui è facile incappare in qualche sciopero nei trasporti. E le ricadute non possono che essere pesanti su settori essenziali per l’economia come il turismo.
Comportamenti che abbiano come prospettiva quella del bene collettivo porterebbero invece a fare dello sciopero uno strumento da utilizzare in casi straordinari una volta percorse tutte le possibilità di conciliazione. Non c’è bisogno di sottolineare ancora una volta come gli scioperi dei servizi pubblici danneggino in primo luogo gli utenti e quindi coloro che nulla hanno a che fare con le vertenze in atto.
Lo sciopero deve certamente restare un diritto (magari nell’ambito di leggi efficaci e moderne) ma un diritto resta tale anche se liberamente si scelgono altre e più costruttive strade.

g.fabi@ilsole24ore.com

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