Commenti

Nel laboratorio tedesco che spiega alle imprese come diventare 4.0

  • Abbonati
  • Accedi
il reportage

Nel laboratorio tedesco che spiega alle imprese come diventare 4.0

LEMGO (GERMANIA) - L’università delle scienze applicate, il colosso della ricerca Fraunhofer, le imprese. La filiera dell’innovazione a Lemgo allinea i suoi attori in un unico luogo fisico, uno accanto all’altro. I finanziamenti sono misti - pubblico e privato -, i destinatari le piccole e medie imprese. Le palazzine moderne in questo lembo di campagna tedesca, nel Nord Reno Westfalia, ruotano intorno alla Fabrik der Zukunft, la fabbrica del futuro.

In questa smart factory centinaia di Pmi ogni anno chiedono di mettere a punto soluzioni innovative per la propria produzione in un ambiente dominato da schermi a led, robot, stampanti 3D. È questo laboratorio ordinato il cuore pulsante di It’s Owl. Il network tecnologico, creato nel 2012, l’anno scorso ha inaugurato la Smart Factory, prototipo di applicazioni per Industria 4.0. Si tratta di un centro di studio, dove si sviluppano modelli e processi produttivi. C’è una catena di montaggio con il pc che guida l’operatore e rileva gli errori controllando con sensori a ultrasuoni le componenti prelevate dal cesto degli attrezzi. C’è un sistema di assistenza video della produzione che visualizza sul tavolo di lavoro le istruzioni con tutti i passaggi, un altro passo verso l’eliminazione della carta. La tecnologia touch-screen per il montaggio guidato, per esempio, è stata sviluppata con Bosch e Fraunhofer.  

Owl sta per OstWestfalen-Lippe, regione orientale del Nord Reno Westfalia, il più popoloso dei sedici Länder tedeschi, a ridosso della grande area industriale della Ruhr. Nel Land che fu del carbone e dell’acciaio negli anni Sessanta, dove viene prodotto oltre un quinto del Pil tedesco, la regione orientale Owl ospita uno dei quindici “Spitzencluster”, i cluster di eccellenza della Germania. It’s Owl mette insieme 200 partner tra aziende (grandi, medie e piccole), università delle scienze e istituti di ricerca (undici). La fabbrica intelligente nasce per iniziativa dell’università Owl e della società Fraunhofer, il gigante della ricerca applicata in Europa: 24.500 dipendenti, scienziati e ingegneri, nei 69 istituti dislocati in tutto il Paese e un budget annuale di due miliardi di euro.

«A Lemgo - spiega Pedro Rodrigues, ingegnere del centro per l’automazione industriale Fraunhofer - si studia e si applica l’automazione intelligente». A Bielefeld, poco più a Ovest, la robotica e a Paderborn i sistemi di ingegneria. Il network ruota infatti attorno ad altrettante Hochschulen, università. Il motore del cluster sta nella capacità tedesca di far collaborare pubblico e privato. «Abbiamo ottenuto 100 milioni di euro di finanziamenti per cinque anni» continua Rodrigues rivolgendosi ai quindici imprenditori italiani arrivati in visita con Kpmg Italia e la Camera di Commercio Italo-Germanica. «Dei 100 milioni 40 sono stati messi a disposizione dal Governo federale, attraverso il ministero della Ricerca, e 60 dalle 24 aziende che gestiscono il network. Il cluster è un modello di successo che trasferisce le conoscenze, frutto della sperimentazione, dalle università e dall’istituto Fraunhofer alle imprese, grazie ai fondi statali».

La Germania ora spinge sull’acceleratore di Industria 4.0 e l’anno prossimo a Lemgo i finanziamenti statali aumenteranno del 25 per cento. «Nel 2018 il governo stanzierà probabilmente 50 milioni di euro, sempre per cinque anni», annuncia Günter Korder, direttore esecutivo di It’s Owl. «Quando abbiamo partecipato alla gara pubblica per gli Spitzencluster - racconta - abbiamo usato i nostri punti di forza: l’ingegneria meccanica, l’automotive, l’industria elettrica ed elettronica. Siamo un network gestito da industrie, alcune delle quali poco note anche se veri e propri “campioni nascosti”. Ci sono sei produttori di connettori elettrici che si dividono il 60% del mercato mondiale».

Il Land, del resto, conta oltre 100mila aziende: la spina dorsale della sua economia, come in tutto il Paese, è costituita da piccole e medie imprese, un mix di brand forti – Beckhoff, Miele, Phoenix Contact, Delta – e realtà saldamente ancorate alla tradizione della Mittelstand fatta di aziende familiari secolari, leader globali nel proprio settore.

Prendiamo Weidmüller. Storicamente produceva cerniere e connettori elettrici per l’industria tessile. «Nel 1948 - spiega Jan Stefan Michels, vicepresidente dello Sviluppo di standard e tecnologia - venne creato il primo morsetto elettrico in plastica autobloccante. Oggi nel cluster collaboriamo con i nostri concorrenti più grandi».

Sviluppare più centri di eccellenza senza sovrapposizioni è una delle sfide. «Mettiamo a disposizione delle altre regioni il nostro know-how - sottolinea Korder - perché non ha senso moltiplicare le competenze». Ogni cluster ha una sua specializzazione.

La ricchezza del network It’s Owl, aggiunge Korder, poggia su «un mandato forte dell’industria, ottenuto vincolando a sé persone che hanno potere decisionale: nel board siedono 20 tra capitani di industria, accademici e politici con ruoli istituzionali» e provvedono a elaborare le strategie. «Lavoriamo - continua il manager - su cinque piattaforme tematiche: ottimizzazione automatica, interazione uomo-macchina, network intelligenti, efficienza energetica, sistemi di ingegneria». Accanto alle piattaforme ci sono i “progetti verticali”: le aziende portano i propri problemi legati all’innovazione e il cluster con l’università individua le soluzioni. Finora sono stati trasferiti alle Pmi 171 progetti, a costi sostenibili per le aziende, e nella Smart Factory sono transitati 12mila visitatori.

La presentazione è finita. Alcune delle aziende italiane ospiti non hanno nulla da invidiare ai cugini tedeschi, quanto a idee innovative. Ciò che colpisce, osserva un imprenditore, è che «qui esiste un luogo fisico di incontro dei saperi, un’infrastruttura creata ad hoc, un posto per la sperimentazione». La Germania, commenta Alessandro Trojan, partner Kpmg Advisory, «è il primo Paese manifatturiero in Europa, mentre l’Italia è al secondo posto. Dal nostro punto di vista esistono delle complementarietà tra il talento creativo dell’industria italiana e l’approccio ingegneristico più strutturato del mondo tedesco. In particolare nell’Industry 4.0, che per definizione è un modo di lavorare in rete sfruttando le tecnologie per sviluppare nuovi paradigmi di business, portare aziende italiane in Germania vuol dire facilitare il confronto, lo scouting di nuove realtà e l’integrazione di esperienze e culture». Il nuovo paradigma, infatti, non è solo tecnologico ma strategico e di modello di business.

© Riproduzione riservata