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Questo articolo è stato pubblicato il 06 luglio 2014 alle ore 08:13.

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Per un trentennio, dal 1809 al 1848, prima come ministro degli Esteri poi anche come cancelliere di Stato, Metternich fu l'arbitro della politica imperiale. Fu lui a guidare la crociata dell'Europa dinastica contro la Francia napoleonica. E fu ancora lui, dopo la sconfitta finale del condottiero venuto dalla rivoluzione, a disegnare nel Congresso di Vienna, il nuovo assetto della carta geopolitica europea all'insegna della restaurazione. Con ogni mezzo si oppose al principio democratico e al principio di nazionalità convinto che il loro successo avrebbe determinato la polverizzazione del continente e la fine del "sistema di equilibrio": la sovranità popolare si sarebbe convertita in sovranità nazionale e avrebbe portato all'affermazione del diritto delle nazioni a costituirsi come Stati indipendenti.
Per qualche tempo, dopo la sua uscita di scena, lo statista che si era assunto il ruolo di timoniere dell'Europa, lasciò la sua Austria e vagò in esilio tra l'Inghilterra e il Belgio. Quando nel settembre 1851, ormai settantottenne, tornò a casa, scortato da una piccola folla di amici e servitori, gli fu recapitata una pasquinata scritta dal poeta Franz Grillparzer, che per lui nutriva profonda antipatia. Il suo commento fu lapidario e sprezzante: «Per fortuna Grillparzer, questo seccante poeta, ha scritto anche qualcosa d'altro».
Negli ultimi anni Metternich continuò a sostenere con vigore la necessità di opporsi a quelle che considerava le forze distruttive messe in moto dalla rivoluzione. Il nuovo imperatore, Francesco Giuseppe, dopo il suo rientro in Austria, si recò a rendergli omaggio e chiedergli consiglio. Ma l'ora di Metternich era ormai trascorsa. Agli occhi di Vienna rappresentava il passato. Si spense l'11 giugno 1859. Sullo scrittoio fu trovata la minuta di una lettera rimasta incompiuta: «Un nuovo ordine delle cose! È possibile che debba essere edificato su basi diverse da quei principi che sono gli unici fondamenti dell'ordine?». Qualche giorno prima, sui campi di Magenta, l'Austria aveva subito una grande sconfitta. Era cominciato il processo che avrebbe condotto, rapidamente, al crollo dell'Europa del sistema di Metternich e alla nascita dell'Europa delle nazionalità.
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Luigi Mascilli Migliorini, Metternich, Salerno Editrice, Roma, pagg. 432,
€ 25,00

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