Genitorialità

Figli di coppie gay, Ue chiede agli stati membri di riconoscere pari diritti

La Commissione europea presenta un progetto di regolamento comunitario che punta ad assicurare i diritti fondamentali dei bambini

di Beda Romano

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2' di lettura

Con una scelta che farà discutere, almeno in alcuni paesi membri, la Commissione europea ha presentato un progetto di regolamento che ha come obiettivo di assicurare in tutta l’Unione europea i diritti riconosciuti da uno Stato membro ai figli di una coppia omosessuale. Il testo legislativo, che vuole garantire protezione giuridica a tutti i diretti discendenti, dovrà essere approvato sia dal Parlamento che dal Consiglio. Quest’ultimo dovrà esprimersi all’unanimità. Nei fatti, una coppia omosessuale potrà chiedere al paese che ha stabilito il rapporto di filiazione un certificato europeo il quale dovrà essere riconosciuto e applicato in tutti gli Stati membri.

Proteggere i diritti fondamentali dei bambini

L’idea è quella di «proteggere i diritti fondamentali dei bambini» e di fornire certezza giuridica a «tutti i tipi di famiglie quando si spostano da uno Stato membro all’altro per motivi di viaggio o di residenza», ha affermato ieri l’esecutivo comunitario qui a Bruxelles. Il commissario alla Giustizia, il belga Didier Reynders, ha sottolineato che non si tratta di imporre cambiamenti alla legislazione nazionale e al modo in cui i singoli paesi intendono il concetto di famiglia. L’obiettivo è semplicemente di garantire pieni diritti ai figli (due milioni quelli attualmente discriminati), a cominciare da quello della libera circolazione, ma anche in campi quali la successione, gli obblighi alimentari, questioni scolastiche o sanitarie o il diritto di custodia.

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La soglia dell’unanimità

«Non si tratta di cambiare il modo in cui ogni Stato definisce la famiglia» o l’adozione, ma di «proteggere i diritti del bambino», ha insistito il commissario Reynders. Come detto, i Ventisette dovranno approvare la proposta all’unanimità. Non sarà facile. Paesi quali l’Ungheria o la Polonia hanno politiche ostili ai diritti delle persone Lgtb.

Entusiasmo Lgbt, perplessità tra i vescovi

In altri Stati membri, sono invece autorizzate l’adozione o la maternità surrogata da parte delle coppie omossessuali. Una coalizione internazionale di organizzazioni Lgbt, nota con l’acronimo Ilga, ha accolto con soddisfazione la proposta della Commissione con cui porre fine al «fardello» delle famiglie arcobaleno.

Assai più freddo, in Italia, il vescovo di Ventimiglia-Sanremo Antonio Suetta: «Se si vuole fare chiarezza giuridica – ha detto parlando all’agenzia di stampa Adnkronos - bisogna riconoscere il dato di fatto, e cioè che la famiglia è formata da un uomo e da una donna uniti in matrimonio i quali generano figli».

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